EDUCARE : A COSA ?

L’educazione è un tema mai esaurito, in quanto pensiamo sia un processo continuo nella vita, se lo si vuole intendere come evoluzione, manifestazione e conoscenza di sé. Prende inizio alla nascita, nel rapporto coi genitori, che accompagnano e istruiscono a cosa è il vivere, si istituzionalizza nei vari gradi dell’istruzione scolastica e poi… si dà per scontato che sia finita, che ci sia un coronamento, una laurea, con tanto di corona di alloro e festa più o meno goliardica, o il primo impiego. Nell’attesa di trovarlo possono esserci una serie di Master, mirati appunto a essere più appetibili sul mercato, ma che non sempre portano al risultato sperato.

 

Allora si possono porre alcune domande: che differenza c’è fra educazione e addestramento? Tra informazione e formazione? Tra cercare il valore e il senso della propria vita e il rendersi utili al mercato del lavoro?

 

Nel mezzo mille quesiti problematici si affollano: giovani depressi, emarginati, bulli e vittime, senza valori; un rimpallo di responsabilità tra scuola e famiglia: dove è la famiglia? Che fa la scuola? Gli insegnanti sono impreparati! Già ma sono mal pagati, non adeguatamente formati, e la famiglia? Sempre in difesa dei figli a prescindere, iperprotettiva e delegante al contempo.

 

Sono affermazioni parzialmente vere, che non rispecchiano la varietà della realtà, e che soprattutto non forniscono soluzioni. Queste, a nostro avviso, possono essere costruite volta per volta, avvicinandosi alle situazioni con responsabilità e competenza e, laddove c’è competenza, le soluzioni si trovano e funzionano.

 

Anche il problema etico non è secondario, come mai tanti manager, o responsabili ad alti livelli, sia amministrativi che aziendali, sono attori di ruberie e raggiri indegni, a danno della società intera? Cosa hanno capito, nel corso dei loro studi, spesso impegnativi e di livello, del senso del sociale, della comunità, dei valori, di sé e dell’altro? Sembra, in quei casi, poco o nulla. Che falla nella loro evoluzione affettiva/emotiva è rimasta ignorata, non, appunto, educata? Da qui poi scaturiscono il cinismo e la diffidenza, la sfiducia diffusa.

 

C’è’ una scelta costante tra bene e male, imprescindibile nella vita, tuttavia quando si costruiscono case o infrastrutture in modo tale da mettere a repentaglio la vita di chiunque, sconosciuto, le possa utilizzare, il problema etico e di sensibilità è enorme. E non è limitato a cercare di guadagnare qualcosa in più o a favorire un conoscente.

 

A nostro parere anche questi temi hanno a che vedere con l’educazione e non sappiamo quanto siano presenti, a livello generale, a coloro che sono preposti al compito.

 

Rilanciamo qui alcune affermazioni che possono essere uno spunto di riflessione e una guida, tratte dall’intervento di Umberto Galimberti nel programma radiofonico “Uomini e profeti” del 7 aprile 2019, che suggeriamo di ascoltare per intero sul sito di RAI 3.

 

“Eudaimonia, dal greco, significa buona riuscita del tuo ‘demone’, cioè della tua virtù, ciò per cui sei nato, la tua vocazione, ciò a cui tu sei portato… è la buona realizzazione di te stesso. Ecco allora l’importanza di conoscere se stessi, altrimenti si è condizionati a seguire qualcosa che non è se stesso: tv, social”.

 

Significativa a questo proposito la moda degli influencer, strettamente collegati al mercato, come agenti pubblicitari capillari e personalizzati.

 

Importante ricordare ciò che Galimberti specifica in merito alla realizzazione della propria virtù, cioè “secondo misura (catametron)”, ossia accettare la propria realtà senza inseguire modelli realisticamente irraggiungibili, pena l’insoddisfazione esistenziale.

 

La società aiuta la realizzazione degli individui? Risponde Galimberti “se tolgo la parola Dio dal Medioevo non sono più in grado di comprenderlo… oggi se togliessi la parola denaro, generatore simbolico di tutti i valori, e tecnica, soggetto della storia, non comprenderei più il mondo attuale…. Noi siamo in una società estremamente solidificata dalla razionalità tecnica i cui valori sono : efficienza, produttività, massimo profitto;... tanta infelicità oggi diffusa è il prodotto esatto della condizione dell’impossibilità a realizzare se stessi…. Oggi la depressione non è determinata dal senso di colpa, ma dalla inadeguatezza “ riesco o non riesco ad essere competitivo, all’altezza delle informazioni, abilità, che devo avere?”. Il 55% degli italiani usa psicofarmaci.”

 

E i genitori? E’ inutile la proposizione di modelli da parte dei genitori “La mia esperienza non è la tua”. Questo vale ancor più in quanto l’informatica ha distanziato ulteriormente il mondo degli adulti da quello dei ragazzi: il tempo oggi è velocizzato, e lo spazio non è più circoscritto come allora. Se è inutile che i genitori presentino modelli ai figli, tuttavia non devono rinunciare a dire il loro parere.

 

La funzione dell’educazione allora è quella di accompagnare le persone alla realizzazione di sé in un processo che porta dalla pulsione, all’emozione, al sentimento.

 

Le pulsioni hanno scarso linguaggio, si esprimono soprattutto con azioni, gesti; i bulli si sono fermati al livello pulsionale. “Cosa fa la scuola per loro? Li sospende. Dovrebbe invece tenerli il doppio per aiutarli a passare dal livello pulsionale a quello emotivo.”

 

A proposito del sentire, del sentimento “Kant diceva che il bene e il male possiamo anche non definirli perché ciascuno li sente, e usa la parola sentire… naturalmente da sé. Oggi non è più vero che i ragazzi sentono naturalmente da sé la differenza tra bene e male”, almeno quelli che si rendono responsabili di atti contro le persone.

 

“ I sentimenti non li abbiamo per natura, si imparano… tutte le tribù primitive raccontavano miti in modo che le persone avessero modo di distinguere il puro dall’impuro, il sacro dal profano, il bene dal male, il giusto dall’ingiusto… Le nonne raccontavano le fiabe, anche truci, ma bisogna sapere che nella vita c’è anche il male e il lutto… per avere strumenti interiori per affrontarli quando si presentano”.

 

Come imparare i sentimenti oggi? Galimberti offre questo suggerimento, in particolare alla scuola: “oggi abbiamo un repertorio nella letteratura… in cui sono descritti dolore, amore, accidia, speranza, gioia, tragedia, noia. Queste cose si imparano…. Sentimento è anche una facoltà cognitiva… Tutte le scuole fino ai 18 anni sono scuole di formazione, formano l’uomo.”