TRAUMI TRANSGENERAZIONALI

 

 

E’ abbastanza frequente sentir dire: “ Da giovane ripetevo dentro di me che mai e poi mai sarei diventato come mio padre… odiavo quel suo atteggiamento… e ora, a distanza di vent’anni, mi ritrovo ad essere simile a lui.”

Nonostante, negli anni, le persone abbiano fatto, volontariamente, tanti sforzi, si ritrovano, solo superficialmente ad essere diversi, con una sorta di maschera che lascia frustrati e amareggiati.

 

Ad una lettura psicoanalitica tale situazione potrebbe rientrare nella definizione di “coazione a ripetere”. Dal “Dizionario di psicologia, Umberto Galimberti, ed. Utet” : “ … tendenza psichica che spinge il soggetto a ripetere comportamenti, esperienze, situazioni già vissuti e, nel loro meccanismo, in qualche modo acquisiti”.

 

Che sia vero ed ineludibile il detto biblico delle colpe dei padri che ricadono sui figli?!

 

E’ possibile superare tale “maledizione”, spezzare la catena?

 

Anne Ancelin Schutzenberger in “La sindrome degli antenati” Di Renzo Editore”, scrive “ La vita di ciascuno di noi è un romanzo. Voi, me, noi tutti viviamo prigionieri di un invisibile ragnatela di cui siamo anche uno degli artefici. … Siamo, in fondo, in un certo senso, meno liberi di quanto crediamo. Pertanto possiamo riconquistare la nostra libertà e svincolarci dalla ripetizione, capendo ciò che accade, afferrando questi fili nel loro contesto e nella loro complessità. Possiamo così vivere la ‘nostra’ vita, e non quella dei nostri genitori o dei nostri nonni, o di un fratello morto – per esempio – che noi ‘rimpiazziamo’, consapevolmente o a nostra insaputa.

 

Questi complessi legami si possono vedere, sentire o intuire, almeno in parte, ma generalmente non se ne parla: vengono vissuti nell’indicibile, nell’impensabile, nel non – detto- o in segreto.

 

Tuttavia esiste un modo per trasformare sia questi legami, sia i nostri desideri, affinché le nostre vite diventino a misura di ciò che noi desideriamo, dei nostri desideri, di ciò di cui abbiamo voglia e bisogno profondamente per esistere ( e non di ciò che qualcun altro ‘vuole’ per noi ).

 

Se non si è governati dal caso o dalla necessità, si può comunque cogliere la propria occasione, cavalcare il proprio destino, ‘capovolgere la sorte sfavorevole’ ed evitare i tranelli delle ripetizioni transgenerazionali inconsce.

 

Che la nostra vita sia l’espressione del nostro autentico essere: è questo, in fondo, il lavoro della psicoterapia e della formazione”.

 

La psicoterapia, dunque, ha il compito, tra tanti, di interrompere la trasmissione transgenerazionale del trauma.

 

Ci sono tanti tipi di psicoterapia che operano in funzione di tale obiettivo.

Ne citiamo qui due in particolare: la terapia sistemica di Bert Hellinger e l’EMDR.

 

La terapia di Hellinger è forse più conosciuta col nome di ‘costellazioni familiari’.

Scrive Bertold Ulsamer in ‘Senza radici non si vola’ ed. Crisalide, “ Il lavoro con le rappresentazioni mostra che la famiglia è un sistema o campo energetico relazionale, governato da precise regole. Salvo rare eccezioni, queste norme si perpetuano nel tempo. Nel corso di più generazioni possiamo paragonare la famiglia ad un sistema dinamico. Ad una disarmonia avvenuta in un certo momento segue una reazione tesa a ristabilire l’equilibrio. I figli rappresentano i componenti del gioco destinato al ripristino dell’equilibrio. Essi fanno proprie le energie presenti nel sistema, in modo che la famiglia, come sistema globale, possa trovare un nuovo ordine.

 

Ed è per questo che tutto quello che i membri della famiglia reprimono non svanisce nell’aria, ma ritorna come uno spettro nel sistema. Così accade con i sentimenti non espressi, o con i componenti della famiglia esclusi ingiustamente, o con i sensi di colpa nascosti. I nuovi arrivati, cioè i figli, percepiscono quel tipo di energia, la accolgono e la vivono. A questo punto rimangono come irretiti, ed assumono i comportamenti, i sentimenti e anche il destino dei parenti.

 

… Bert Hellinger ha sviluppato questa tecnica in modo nuovo ed approfondito: usando rappresentanti di sesso maschile e femminile, l’interessato vede vivere la propria famiglia davanti a sé. Con un solo sguardo può cogliere relazioni di cui ignorava l’esistenza, comprese quelle relative alle generazioni passate. Una rappresentazione completa potrebbe essere definita un albero genealogico ‘vivente’.

Il modo migliore e più semplice per effettuare una rappresentazione è quello di partecipare ad un seminario terapeutico.

… Chi vuole effettuare una rappresentazione ha bisogno di formulare, come punto di partenza, una domanda riguardante una tematica o un problema presente. Per esempio, se una donna ormai adulta prova sempre rabbia nei confronti di sua madre senza un motivo particolare, nella rappresentazione ne cercherà le cause.

… La prima cosa che il terapeuta o conduttore fa, è quella di porre al cliente domande sugli eventi fondamentali accaduti nella sua famiglia nel corso delle due ultime generazioni. Questo è sufficiente per iniziare. Il cliente dovrà poi scegliere tra i partecipanti al seminario un rappresentante o una rappresentante non solo per ogni membro vivo, ma anche per ogni membro morto del suo nucleo famigliare (genitori, fratelli ) e uno anche per sé. … Il cliente assegnerà spontaneamente, uno dopo l’altro, un posto nella stanza ai vari rappresentanti, mostrando loro anche dove essi devono dirigere lo sguardo, senza parlare o dare spiegazioni.

… Quando il cliente avrà sistemato tutti i membri della famiglia, si siederà in modo da averne una visione d’insieme. D’ora in poi, fino alla fine della rappresentazione, sarà solo spettatore e lascerà che quanto diranno e faranno il terapeuta e i rappresentanti agisca su di lui.

Quello che avviene in genere, in maniera sorprendente e persino un po' misteriosa, è che i rappresentanti, dal posto loro assegnato, hanno accesso ai sentimenti e alle relazioni dei membri della famiglia in questione.

… una delle più significative scoperte di Hellinger: i bambini possono provare gli stessi sentimenti o assumere comportamenti simili a quelli dei loro antenati. Spessi essi restano attaccati per tutta la vita a sentimenti e comportamenti che, di fatto, non sono i loro. Hellinger definisce questo fenomeno ‘irretimento’. I bambini rimangono spesso irretiti fino all’età adulta nei rapporti con questi famigliari”.

 

Isabel Fernandez e Anna Rita Verardo in “ EMDR: modello e applicazioni cliniche, ed. hogrefe”, affermano che “ Sicuramente, i bambini possono ereditare i vissuti traumatici attraverso lo stile educativo dei genitori e le loro modalità di interazione” ma mettono in evidenza anche il ruolo dell’ “eredita genetica”.

“… trasmissione transgenerazionale del trauma… è il fenomeno che si verifica quando un trauma che ha colpito una generazione, ‘si trasmette’ alla generazione successiva. Sono stati fatti degli studi sui figli dei sopravvissuti all’Olocausto, che spesso soffrono di ansia o di depressione e hanno una ridotta capacità di far fronte ad eventi stressanti, con ricadute negative sul funzionamento scolastico, lavorativo e sociale. Sembrano reagire in modo più sensibile a eventi avversi. Sono stati effettuati e pubblicati più di 500 studi su questo tema, nel tentativo di spiegare come questo sia possibile.

 

L’epigenetica è la branca che si occupa di questi meccanismi e cioè studia quei cambiamenti nell’espressione dei geni, che non sono dovuti a modifiche della sequenza sottostante il codice genetico, ma che vengono comunque trasmessi ai discendenti. Si tratta di tracce lasciate dall’esposizione ad un fattore ambientale stressante o ad un grave trauma psicologico, sotto forma di segni sul rivestimento chimico dei cromosomi ( metilazione ).

Questo rivestimento contiene la ‘memoria’ di ogni cellula del corpo e viene immagazzinato come ricordo ‘fisico’ dell’evento, che viene tramandato durante la procreazione, di generazione in generazione, e regola il grado e il tipo di espressione genetica, ovvero la manifestazione di particolari caratteristiche emotive e comportamentali.

… L’EMDR può essere quindi usato per bloccare la trasmissione transgenerazionale del trauma, poiché il meccanismo epigenetico è reversibile, in quanto non rappresenta una modifica strutturale del DNA, ma solo ‘superficiale’.

… I meccanismi epigenetici potrebbero costituire la prova che manca per dimostrare che il malessere ha sempre una motivazione, ma anche che questa motivazione può essere rimossa.”