A PROPOSITO DELLA MALATTIA DEL SECOLO

Mariano Bizzarri ne “La mente e il cancro” ed. Frontiera

“… nelle storie di guarigioni straordinarie c’è una costante: un momento in cui subentra una crisi emotiva, tanto forte da indurre una svolta nella vita del paziente e nel decorso della malattia. Più che di crisi bisognerebbe parlare i catarsi, ovvero di ‘purificazione’ mediata dalla reazione emozionale.

La ricercatrice statunitense Candace Pert, che ha dato un apporto determinante allo studio delle endorfine, riferisce di aver rilevato spesso questa associazione tra catarsi emotiva e guarigione: le cellule immuni emettono e ricevono le stesse sostanze chimiche che noi riteniamo preposte al controllo dell’umore nel cervello. Questi dati ci dicono che occorre iniziare a prendere in considerazione il modo in cui le emozioni si proiettano nelle varie parti del corpo….

Alcuni tipi di ‘blocchi emotivi’ producono ‘disinformazione’, impedendo al sistema immunitario di funzionare a dovere. Si tratta allora di ripristinare il segnale andato a vuoto per suggerire al sistema immunitario quanto ha ignorato.”

 

David Servan-Schreiber in “Anti Cancro” 2007 ed. Cairo

“Tutti abbiamo un cancro che dorme nascosto dentro di noi.

Come ogni organismo vivente, infatti, il corpo umano fabbrica in continuazione cellule difettose, ed è così che nascono le neoplasie. Il nostro organismo è però dotato anche di vari sistemi che gli consentono di individuarle e contenerle.

… Diciassette anni fa, sottoponendomi a uno scanning cerebrale per un esperimento del mio laboratorio di ricerca, ho scoperto di avere un tumore maligno al cervello.

… Se vi è un messaggio che, in modo chiaro e netto, intendo far passare con questa edizione riveduta, riguarda l’importanza fondamentale del legame tra mente e corpo, e soprattutto dell’impatto negativo di un senso di inettitudine (impotenza n.d.a.) e disperazione prolungato nel tempo. Sono queste emozioni, e non lo stress dell’esistenza in sé, a contribuire ai processi infiammatori che agevolano la progressione oncologica.

… sensazione di impotenza: non esprimere mai le proprie emozioni e non sentirsi mai profondamente in pace…ho l’impressione che sia impossibile raggiungere gli obiettivi che vorrei fissarmi…” Più avanti sottolinea l’importanza di saper dire dei no a difesa dei propri confini.

“… mi rendo conto che ogni approccio che non si basi sulle terapie convenzionali rischi l’accusa di destare false speranze. Ma so bene, avendolo imparato sulla mia pelle, che questa mentalità deruba ogni paziente della voglia di agire, e in concreto, non a titolo illusorio. La logica della rassegnazione così promossa è avvilente sul piano psicologico, pericolosa su quello sanitario e, cosa più importante, poco fondata sul piano scientifico.

… Va da sé che, in presenza di un tumore, nessuna difesa naturale può sostituirsi alla chemioterapia o alla radio terapia, però queste possono essere rafforzate mobilitando l’intero potenziale di resistenza dell’organismo al cancro.

… A prescindere dalla personalità di ognuno, certe prove della vita sono vissute come la riproposizione di un trauma che riapre ferite malamente rimarginate, innescando sensazioni di impotenza, disperazione e solitudine. E noi sappiamo oggi che queste sensazioni- quella di impotenza in particolare- possono davvero incidere pesantemente sugli equilibri psicofisici.

Uno dei miei colleghi terapeuti lo chiama il fenomeno ‘colpito e affondato’, con una terminologia presa a prestito dalla battaglia navale. La prima ferita, quella dell’infanzia, è tutto sommato sopportabile, ma quando si viene raggiunti da un secondo colpo proprio nello stesso punto, ecco che rischia di implodere l’intera architettura psichica come pure quella fisica.

… Da una ventina d’anni a questa parte, ha fatto la sua comparsa una nuova scienza che studia in modo specifico il nesso tra fattori psicologici e attività del sistema immunitario, la psiconeuroimmunologia (PNI). Questo nuovo approccio considera infatti tre dimensioni: psicologica, neurologica e immunitaria. Per capire il nesso tra loro facciamo un esempio: quando si ha la sensazione di non avere più il controllo della propria esistenza, che non si riesca più a gestirla o che procuri più sofferenza che gioia (aspetto psicologico), il cervello rilascia alcuni ormoni dello stress, come la noradrenalina e il cortisolo. Questi attivano il sistema nervoso, accelerano il battito cardiaco, fanno salire la pressione arteriosa e tendono i muscoli perché siano pronti allo sforzo fisico o a parare il colpo nella risposta neurologica che è comunemente definita ‘lotta o fuggi’. Ma sappiamo oggi che gli effetti di quelle sostanze chimiche non si fermano qui. Oltre ad attivare i rilessi neurologici e viscerali dello stress, esse agiscono ( negativamente; omettiamo, rimandando al testo, la descrizione scientifica del fenomeno ) anche sulle cellule del sistema immunitario….

… fondamentale per mobilitare le forze dell’organismo è riannodare ogni giorno – con sincerità, benevolenza e con la più grande calma – il contatto con ciò che di più profondo, di migliore si ha in sé. Il contatto con la forza vitale che vibra in tutto il corpo. E inchinarsi a essa.

… Le ferite mal rimarginate divorano una quota consistente di energie e inibiscono le naturali difese dell’organismo. Può rendersi allora necessario riportare in superficie e curare il trauma sepolto nel passato, che ha generato emozioni talmente forti da lasciare un segno indelebile nella psiche. Esistono più metodi diversi per far fronte a questi traumi. Personalmente ne ho sperimentati alcuni e reputo che il più efficace resti, per ora, l’EMDR. ( vedi sito emdr.it n.d.a.)

… Di tutti gli approcci terapeutici finalizzati a liberare la forza vitale, nessuno mi ha colpito quanto la terapia EMDR.

… Iniziai a proporre l’EMDR quasi sistematicamente ai malati oncologici che seguivo. Ai miei pazienti chiedevo di stilare una lista dei dieci eventi più dolorosi attraverso cui erano passati. Li vedevo come le viti che fissavano saldamente la grande piastra di metallo che schiacciava la loro voglia di vivere. Se le viti venivano allentate e tolte a una a una, i pazienti si risvegliavano spesso a un’esistenza completamente nuova: una volta rimosso il peso che gravava su di loro, riuscivano infatti a guardare tutto con un’ottica diversa. Ora, alleviare il dolore di un trauma non rappresenta certo una terapia contro il cancro, eppure di solito consente alle difese naturali di riprendere forza, il che può giovare nella lotta contro la malattia.”