CONSAPEVOLEZZA

 

 

Essere consapevoli, cioè vivere “qui ed ora”, essere pienamente presenti al proprio corpo, al mondo interiore, alla realtà circostante, alla vita: un’esperienza, un modo di essere definito e descritto anche dal vocabolo inglese “mindfulness”.

 

Da “La mindfulness come strategia di regolazione emotiva nell’elaborazione top-down e bottom-up” Bianca Pescatori, Loredana Vistarini , tratto dal testo “Dal basso in alto (e ritorno…) a cura di Cecilia La Rosa e Antonio Onofri ed. Apertamenteweb

 

“La mindfulness – ricontestualizzata in ambito occidentale per fini terapeutici e di benessere, in modo laico, pragmatico, calato nella nostra realtà quotidiana- affonda le sue radici nella meditazione di consapevolezza, pratica Buddista della tradizione Theravada, descritta nel sutra “Il grande discorso della presenza mentale” del Buddha.

Traduzione inglese della parola sanscrita “smirti”, Mindfulness significa presenza mentale, nuda attenzione. Significa anche “ricordo”. Si riferisce quindi all’esperienza di risvegliarsi al presente, a un ricordarsi di essere qui ed ora.

Ulteriore sfumatura della parola “smirti”, ci viene offerta da Corrado Pensa il quale sottolinea come dalla radice “smr” derivi anche la parola “smarana” che significa amore, un risvegliarsi con amore alla vita.”

… “… uno dei motivi più importanti per praticare la mindfulness è che ci consente di comprendere cosa lavora “dietro le quinte”, alimentando e dirigendo i nostri comportamenti.”.

… “ Gli esseri umani sono tendenzialmente creature abitudinarie e ciò è funzionale alla capacità appresa di soddisfare i propri bisogni, nonché di svolgere le attività quotidiane in modo efficiente. Ma l’abitudine di affidarsi a questa ripetitività finisce per indurci a funzionare con il cosiddetto “pilota automatico”, facendo di questi schemi dei veri e propri binari su cui muoverci senza possibilità di scelta e senza sapere cosa stia guidando le nostre azioni.”.

… “ La pratica di consapevolezza invita a sciogliere tali vincoli cercandone indizi nel corpo, l’unico luogo dove in ogni momento ospitiamo la nostra esperienza di vita…. L’invito a tornare nel corpo non suggerisce di annullare l’attività mentale o di staccarcene, ma piuttosto di integrarne le componenti in quella unità viva, sempre disponibile, sempre diversa, che si svela a noi come l’esperienza del momento.”.

… “ … ciò che percepiamo è determinato in larga misura da ciò a cui stiamo credendo. Questo vivere “nella testa”, fertile terreno di giudizi, paure e convinzioni limitanti, è in grado di creare un vero e proprio restringimento auto-centrato con cui quotidianamente generiamo sofferenza.”

… “… quell’incessante narrativa interna che “sottotitola” la realtà e, se non riconosciuta, può distorcere e confondere la capacità umana di vedere con chiarezza.”

Occorre “… coltivare un calmo dimorare nel momento, che è ben diverso dal cercare di produrre uno stato di calma. Quest’ultimo infatti è uno stato mentale che richiede l’assenza di agitazione, e viene meno non appena l’agitazione sopraggiunge. Il calmo dimorare non ha in sé il carattere transitorio degli stati mentali e per emergere non ha bisogno che qualcosa scompaia dalla scena.”.

… “… accettazione, l’elemento che più di ogni altra cosa rende la pratica della mindfulness diversa da un semplice allenamento dell’attenzione.”.

… “… l’accettazione quando viene coltivata a lungo, smetta di essere l’espressione di una volontà e diventa un modo dio essere.”.

 

Eckhart Tolle in “ Il potere di adesso” ed. MyLife ci suggerisce indicazioni utili per realizzare un progressivo stato di consapevolezza.

 

“ Nella vita quotidiana, puoi esercitarti prendendo un’attività abituale che solitamente rappresenta solo un mezzo per un fine dedicandole piena attenzione, affinché diventi essa stessa un fine. Per esempio, tutte le volte che sali e scendi le scale di casa o in ufficio, fai molta attenzione a ogni gradino, a ogni movimento, persino al tuo respiro. Sii totalmente presente. Oppure, quando ti lavi le mani, fai caso a tutte le sensazioni associate a questa attività: il suono e la sensazione dell’acqua, il movimento delle mani, il profumo del sapone e così via.”

… “ Non giudicare e non analizzare ciò che vedi. Osserva il pensiero, senti l’emozione, guarda la reazione. Non ne fare un problema personale.”.

… “ Prova a fare un piccolo esperimento. Chiudi gli occhi e dì te stesso: “ Mi domando quale sarà il mio prossimo pensiero.” Poi resta completamente presente e aspetta che arrivi. Devi essere come un gatto che osserva la tana del topo. Quale pensiero uscirà dalla tana del topo?”.

… “ Se c’è un apparente conflitto tra mente ed emozioni è il pensiero che ti inganna, mentre l’emozione esprime la verità. Non la verità ultima di ciò che sei, ma quella relativa al tuo stato mentale in quel momento”, la verità ultima è “ lo stato naturale di unione con l’Essere.”

 

...” Se non riesci a sentire le tue emozioni, se ne sei tagliato fuori, finirai col sperimentarle a un livello puramente corporeo sotto forma di problema fisico o sintomo.”.

… “ Un modo molto efficace ( per acquisire consapevolezza ) consiste nel distogliere l’attenzione dal pensiero rivolgendola verso il corpo, dove l’Essere può essere percepito in primo luogo come campo energetico che dà vita a ciò che senti come corpo fisico.”.

… “ Se hai difficoltà a entrare in contatto con il corpo interiore in qualsiasi momento è meglio concentrarsi prima di tutto sulla respirazione.”.

 

… “ Sei abituato ad “aspettare”? Quanto tempo della tua vita passi aspettando?”. … “… aspettare la prossima vacanza, un lavoro migliore, che i figli crescano, la relazione perfetta, il successo, il denaro, l’essere importante, l’illuminazione.”. …. “ L’attesa è uno stato mentale. In pratica significa che desideri il futuro e non vuoi il presente.”.

 

… “ Il passato si perpetua attraversa la mancanza di presenza.”.

… “ Non c’è bisogno di analizzare il passato inconscio dentro di te a meno che non si manifesti in questo istante sotto forma di pensiero, emozione, desiderio, reazione o evento esterno. Tutto quello che ti serve sapere in merito verrà portato alla luce dalle sfide del presente.”.

 

Lo stesso autore ci ricorda che consapevolezza significa anche “ accettazione, resa”.

Ma cosa comporta l’accettazione, la resa?

… “ Se trovi che il tuo qui e ora sia intollerabile e ti renda infelice hai tre possibilità : esci da quella situazione, cambiala oppure accettala completamente così com’è. Se vuoi assumerti la responsabilità della tua vita devi scegliere una di queste tre opzioni, e devi farlo adesso. Poi, accetta le conseguenze della tua decisione. Senza scuse. Senza negatività. Senza inquinamento psichico. Tieni libero e pulito il tuo spazio interiore.”.

… “ Questa è la resa. Arrendersi non è un atto di debolezza. Esprime una grande forza.”.

… “ E allora potresti anche scoprire che essa cambia (la situazione) senza alcun sforzo da parte tua. In ogni caso sei libero.”.

… “ Rassegnarsi non significa arrendersi. Non devi accettare una situazione esistenziale indesiderabile o sgradevole né devi ingannarti e dirti che non c’è niente che non va nell’essere impantanati nel fango. No. Sai benissimo che vuoi venirne fuori.”.

… “ Accetti le cose così come sono in questo momento. Poi agisci e fai il possibile per uscire dal fango.”

… “ Non confondere la resa con un atteggiamento del tipo “non me ne importa più niente”. Osservandolo più da vicino ti accorgerai che questo atteggiamento è contaminato dalla negatività sotto forma di risentimento nascosto e perciò non è vera e propria resa, ma resistenza mascherata.”.

… “ Ma arrendersi non significa lasciarsi usare… Quando dici di no a una persona o a una situazione, questo rifiuto deve nascere non da una reazione ma da una intuizione, da una comprensione chiara di ciò che è giusto o sbagliato per te in quel momento.”.

… “ … non fuggire dal dolore. Affrontalo. Sentilo completamente. Percepiscilo, non limitarti a pensarlo! Ma non crearci attorno un copione nella mente… non lasciare che la mente usi il dolore per crearti un’identità di vittima.”.

… “ … se sei una di quelle persone che hanno una questione aperta con i propri genitori, se provi ancora risentimento per qualcosa che hanno fatto o che non hanno fatto, allora continui a credere che avessero una scelta, che avrebbero potuto agire diversamente. … Come puoi avercela con la malattia di qualcuno? L’unica reazione adatta è la compassione. … Nessuno sceglie la disfunzione, il conflitto, il dolore.”.

… “ … Non cercare la pace. Non cercare nessun’altra condizione che quella in cui ti trovi adesso; … Perdonati per non essere in pace. Nel momento in cui accetti completamente l’assenza di pace, essa si trasforma in pace… Questo è il miracolo della resa.”.

 

Consapevolezza, presenza, accettazione, un modo di essere che Florida Scott-Maxwell in “La misura dei miei giorni” ed. Marietti 1820, riconosce e sperimenta nell’osservazione del nipotino immerso nella condizione di “perfetta naturalezza”.

 

“ Il silenzio è apprezzato troppo poco, essendo il silenzio una cosa più nobile e rara del suono. Il silenzio implica ricchezze interiori e la capacità di gustare le impressioni. I bambini sanno apprezzare anche questo. Giacciono silenziosi e si potrebbe pensare che dormano, ma se si guarda da più vicino hanno gli occhi spalancati che sfavillano come gioielli nell’oscurità. Il silenzio è cosa difficile da capire per molti di noi e non lo si considera tra i favori della vita. Può essere sacro. Non si può dire quante implicazioni possa avere. E’ di tale superiorità che sembra crudele interromperlo con la parola parlata, che rende piccolo ciò che era infinito.

Il mio nipotino più piccolo usa il silenzio bene quanto il suono. Ha un’arte consumata nell’emettere rumori morbidi, fiduciosi, che gli consegnano subito il cuore dell’ascoltatore. Ma per lunghi periodi preferisce tenere le sue opinioni per sé. Poi guarda nel mondo senza batter ciglio, senza fretta, con la dignità che potrebbe avere un re.

A momenti mi guarda, senza interesse; superiore a ogni incertezza, sbadiglia, un largo, lento, completo e palese sbadiglio. Leva lo sguardo da me in modo tale che mi domando se mi ha vista, se c’ero. Con grave decisione scopre un buco nel bracciolo del suo seggiolone, un buco così piccolo che nessuno potrebbe avere avuto la calma di considerarlo, e gli dà tutta la sua attenzione. Si dà tutto a quel buco, che è giusto di misura con la punta del suo indice minuto, e io so che ogni speranza di conversazione con lui è perduta. So anche che sono stata in presenza della perfetta naturalezza e me ne sento purificata e esaltata.”.