LAMENTARSI

 


 

Riportiamo il contributo di due ricercatori contemporanei, una psicologa psicoterapeuta, Dolores Mosquera ed Eckhart Tolle, maestro spirituale.

 

La psicoterapeuta indica come il lamentarsi sia un tentativo di difesa non solo inefficace, ma anche controproducente.

 

Tolle sottolinea come il lamentarsi sia una delle strategie dell’ego per sopravvivere e rinforzarsi.

L’autore distingue tra la nostra vera identità, “ Io sono”, l’Essere e un’identità illusoria: l’ego.

Mentre “Io sono” si percepisce nella consapevolezza, l’ego è creato dalla mente: pensiero ed emozione si alimentano a vicenda.

Da qui il “bisogno compulsivo di avere ragione”; avere torto per l’ego è una sconfitta, una minaccia di annullamento, l’altro è un potenziale nemico.

Il maestro spirituale però avverte che l’ego è un’illusione che appartiene ad ogni essere umano “ Se considerate l’ego come un vostro problema personale, questo è ancora più ego”.

 

Da “Diamanti Grezzi” di Dolores Mosquera; ed. Mimesis.

“Alcune persone sono rimaste ancorate al risentimento per tutto il danno subito e per tutte le offese ricevute. Il racconto è solitamente una descrizione –emotivamente carica- di quanto male gli altri, il mondo e la vita abbiano trattato il paziente.

 

Sono persone che vivono in uno stato continuo di tensione e che affermano che – non sopportano le ingiustizie-. Anche se provare rabbia, quando ci viene fatto del male, è assolutamente naturale e positivo, rimanere incastrati in quell’emozione causa un danno maggiore.

 

Così come le soluzione magiche, il lamento costante ci porta a concentrarci sulla parte della soluzione che non è nelle nostre mani, come se lasciassimo agli altri il controllo sulla nostra vita.

 

Questo ci lascia indifesi nel modo più assoluto, come se non dipendesse da noi ciò che succederà e fossimo alla mercè di un destino che ci ha voltato le spalle. Questa immobilità potrebbe proteggerci dal prendere decisioni e dalla possibilità che sempre implica una decisione, cioè che possa essere sbagliata. Guardare verso fuori potrebbe proteggerci dal guardarci dentro. Ma in questo modo viviamo una vita -fuori da noi stessi-.”

 

Da “Un nuovo mondo” di Eckhart Tolle, ed. Oscar Mondadori.

“Ogni lamentela è una storiella che la vostra mente si costruisce e alla quale voi credete ciecamente. E non fa differenza che la esprimiate ad alta voce o che la pensiate soltanto….

Il risentimento è l’emozione che si accompagna alla lamentela e al giudizio sugli altri, e che dà ancora più energia all’ego. Essere risentiti significa essere amareggiati, indignati, offesi o feriti….

Il lamentarsi non deve essere confuso con l’informare l’altro di un errore o di una mancanza così da poterla correggere. E trattenersi dall’esprimere la lamentela non significa necessariamente tollerare le cattive qualità o i cattivi comportamenti. Non vi è ego nel dire al cameriere che la minestra è fredda e bisogna che la scaldi, e questo se vi attenete ai fatti, che sono neutri. - Come osa servirmi una minestra fredda...- questo è invece lamentarsi, perché vi è un – me – che ama sentirsi offeso personalmente da una minestra fredda, un – me- che gode nel giudicare sbagliato il comportamento dell’altro. Il lamentarsi di cui stiamo parlando è al servizio dell’ego e non del cambiamento. Qualche volta infatti è evidente che l’ego non vuole un cambiamento perché così può continuare lamentarsi…

Lamentarsi, cercare difetti e reagire sono atteggiamenti che rinforzano i confini e il senso di separazione dell’ego, elementi, questi ultimi, dai quali dipende la sua sopravvivenza. Tali atteggiamenti fortificano l’ego anche fornendogli un senso di superiorità grazie al quale cresce vigoroso.

Anche se può apparire non immediatamente evidente, il lamentarsi – per esempio del traffico, dei politici, dei “ricchi avidi” o della “pigrizia dei disoccupati”, dei vostri colleghi, del vostro ex consorte, degli uomini o delle donne – può darvi un senso di superiorità. Ecco il perché : quando vi lamentate, implicitamente siete voi ad avere ragione e la persona o la situazione per la quale vi risentite ad avere torto.

E non vi è nulla che dia forza all’ego più che l’aver ragione….

Più siete veloci ad attaccare etichette verbali o mentali alle cose, alle persone o alle situazioni, più la vostra realtà diventa superficiale e piatta, e ancora di più voi diventate indifferenti alla realtà, al miracolo della vita che di continuo si dispiega in voi e attorno a voi. In questo modo si può forse progredire in intelligenza, ma la saggezza andrà perduta così come andranno perduti la gioia, l’amore, la creatività e la vitalità.

Essi sono nascosti nella immobile pausa fra la percezione e l’interpretazione”.