INSODDISFAZIONE NELLA COPPIA: PREZIOSO SEGNALE E OPPORTUNITA’

Pasquale ed Emily (nomi di fantasia) sono sposati da cinque anni. Lui è ricoverato in ospedale in conseguenza di un’improvvisa cecità risoltasi poi spontaneamente. La diagnosi, dopo una serie di esami clinici, non identifica una causa chiara, si ipotizza un fattore psicologico.

 

I sintomi sono una comunicazione da accogliere, interpretare ed esigono una risposta mirata, convincente.

 

Cosa non vuol vedere Pasquale?

 

Ad un amico che va a trovarlo in ospedale, rassegnato, Pasquale confida il tradimento della moglie con un uomo da lui ritenuto insulso.

La rabbia e il dolore per la ferita subita sono accompagnati da un senso di impotenza annichilente: “Ormai…, cosa ci posso fare…, ho sbagliato tutto nella mia vita”.

 

A giustificazione del proprio senso di fallimento enumera l’invadenza della madre quando era bambino, la marginalità del padre, un iter scolastico dominato dal timore del giudizio, un rapporto con l’altro sesso caratterizzato dalla mancanza di iniziativa: le ragazze sceglievano lui, mai viceversa.

 

Rammenta, con un riso amaro, la sera in cui aveva comunicato ai propri genitori la decisione di sposarsi. Una comunicazione carica di rivalsa, un gesto di ribellione, un implicito rifiuto della famiglia di origine vissuta come coercitiva, frustrante, inadeguata.

 

Per Emily, invece, Pasquale era l’uomo ideale, sensibile, colto, gentile, disponibile, l’esatto opposto del proprio padre, un padre padrone, rozzo e volgare.

Non stimava la madre in quanto succube del marito; aveva giurato a se stessa che mai sarebbe finita come lei.

 

Con Pasquale non voleva correre il rischio di soccombere in quella che sembrava una competizione, dominare per non essere dominata.

 

Oggi moltissime coppie confessano la difficoltà a conseguire una reale condivisione paritaria.

Si constata una generalizzata problematicità a uscire dal proprio mondo per incontrare l’altro, e la colpevolizzazione reciproca quando le situazioni portano ad affrontare imprevisti e cambiamenti.

 

Condividere significa in primo luogo un coinvolgimento emotivo profondo, partecipare degli stati d’animo dell’altro, e accoglierlo dentro di sé. Ciò è la premessa per l’integrazione di due soggetti.

 

La conoscenza e l’accettazione reciproche esprimono il desiderio di formare un’identità a due in cui le differenze siano vissute non come occasione di contrasto o divisione, ma di benessere comune, arricchimento, complementarietà.

 

Queste cono le caratteristiche della coppia emancipata, in quanto ciascuno, pur autonomo in sé, esprime nel rapporto la propria carica vitale.

 

Una situazione di coppia invece in cui i partner vedono nell’altro una modalità per sopperire alle proprie mancanze, l’occasione per un riscatto esistenziale, una rivalutazione di sé, costituisce un ripiego e necessita perciò di una elaborazione e scioglimento dei blocchi emotivi alla base di tale condizione.

 

In una coppia vitale ciascuno affronta e si adopera per superare il dolore emotivo accumulato nella storia personale precedente all’incontro col partner.

 

E’ un atto di responsabilità verso sé e l’altro/a.

 

Al partner, spesso inconsapevolmente, viene imposto il compito di guarire le ferite emotive proprie, compito impossibile, ma, puntualmente, alle illusorie aspettative seguono le prevedibili delusioni.

 

Solitamente non sono i problemi relazionali tra i partner a causare il fallimento della coppia, ma è il dolore, non risolto, che i singoli portano nella coppia. Semplicemente il partner, sovente involontariamente, in certe situazioni attiva quel dolore, non lo crea.

 

Colpevolizzare o fare la vittima non serve, anzi nuoce alla coppia, come pure risulta sterile il tentativo o la speranza di cambiare l’altro.

 

Assumere invece un atteggiamento non giudicante di sé e dell’altro, creare un clima di accettazione reciproca può innescare un processo virtuoso in cui i soggetti sono stimolati a prendersi cura reciprocamente e di se stessi.

 

La creatività della vita affettiva si concretizza nell’azione quotidiana raggiungendo l’integrazione tra mondo interno ed esterno.

 

La non decisionalità, la non assunzione di responsabilità, la passività sono il sintomo che il mondo interiore è bloccato e il rapporto può essere funzionale alla stagnazione, impedendo il riconoscimento dei reali bisogni emotivi.

In queste situazioni si configura la noia e la ripetitività, segnali che invitano a fare un lavoro psicologico per non dare per scontato che le situazioni negative siano insormontabili; l’essenza della vita è la pace interiore e la gioia e queste possono essere ricontattate.

 

Una vita di coppia appagante non è un privilegio di pochi fortunati, ma una condizione naturale quando le persone riescono a riappropriarsi della propria identità, a conquistare il senso, il valore di sé e della propria storia.