IL CERCHIO DI BIOTRANSENERGETICA

In un percorso psicoterapeutico incentrato sul rapporto terapeuta/cliente, può arrivare un momento in cui si avverte l’esigenza di evolvere in un gruppo.

 

Un’esigenza dettata dal desiderio di manifestarsi, di condividere la nuova consapevolezza, di occupare con soddisfazione il proprio posto in un gruppo, di vivere l’unità al di là delle molteplici forme dell’individualità; inoltre la sinergia e l’energia creativa, l’accoglienza e il sostegno di un gruppo ben condotto, consentono passaggi evolutivi significativi. Sarà poi responsabilità del singolo riportare nella quotidianità le conquiste raggiunte.

 

La Biotransenergetica (BTE) è una disciplina integrale, un modello teorico e pratico che combina sciamanesimo e meditazione, spiritualità e pratiche psico-corporee, stati di coscienza e padronanza emotiva, mindfulness e cerimonie rituali, pratiche di guarigione e costellazioni archetipiche.

Essa è una via transpersonale, cioè si inscrive nell’approccio psicologico che si occupa dello studio e della cultura della spiritualità e delle esperienze spirituali in un contesto psicologico. Essa opera per la realizzazione del Sè, per il risveglio della natura spirituale di ogni individuo e delle sue qualità più genuinamente umane quali amore, saggezza, umiltà, fiducia, compassione.

 

Ecco alcuni dei presupposti che la BTE condivide con le altre scuole psicologiche che confluiscono nella corrente transpersonale, tratti dal testo del fondatore prof. Pier Luigi Lattuada, “Oltre la mente”.

 

“L’esistenza di ogni individuo è un processo di auto-realizzazione della propria “vera natura”, o essenza spirituale.

Mediante l’esperienza interiore l’individuo può gradualmente liberarsi dalla sua storia personale e dai suoi attaccamenti psicofisici.

Esistono diversi stati di coscienza che producono determinati pensieri, emozioni, comportamenti, visioni di sé e del mondo. Mediante l’esperienza dell’insight o comprensione intuitiva si va oltre la conoscenza razionale e si accede alla vera natura delle cose come sono.

 

In un gruppo di BTE si accede all’esperienza di integrazione dei diversi aspetti della persona e con gli altri partecipanti.

 

Nel corso dell’esistenza, incontrando difficoltà e resistenze interiori, paure e pregiudizi, si è tentati di venire a patti con essi, di mistificare, di convincersi che non val la pena o che è rischioso o troppo difficile affrontare le difficoltà, l’ignoto. Come la famosa volpe con l’uva acerba.

 

La presenza e accoglienza emotiva del gruppo offrono uno specchio in cui poter riconoscere e accogliere anche le proprie fragilità, una splendida opportunità di guardarsi finalmente nello “specchio del cuore” e non invece attraverso il giudizio ipercritico e squalificante.

 

Un riconoscimento e un’accettazione che attraversano tutti i piani: fisico, energetico, emotivo, mentale, spirituale.

 

Il gruppo è un luogo in cui è possibile esprimere i bisogni e vederli accolti nella loro dignità.

 

Un luogo in cui sentirsi “a casa”.

 

A casa, cioè in contatto con se stessi, non distanti, lontani, a proprio agio nella propria intimità, nonostante magari le circostanze esterne siano difficili.

 

A casa, perché si ascoltano le emozioni, osservano pensieri e reazioni senza giudizio e senza identificarsi in essi, facendo l’esperienza che ci appartengono ma non ci definiscono né esauriscono: al di là e prima di essi “Io sono”.

 

Possiamo fare l’esperienza dell’Essere senza forma e senza tempo che ci abita e che è la nostra vera natura.

 

Acquisire tale consapevolezza è il viaggio dell’eroe che ciascuno può compiere nel gruppo, “il cerchio”, che è testimone e aiuto in tale processo.

 

Interiorizzando la consapevolezza della propria vera natura, il passo verso la realizzazione di sé è spontaneo.

 

Il cerchio porta con sé significati importanti: equidistanza dal centro, parità dei componenti, simbologie ancestrali del sole, del mondo, della perfezione, dell’occupare armonicamente il proprio posto.

Nelle culture native c’è il cerchio dei saggi, degli anziani, della tribù; le decisioni importanti si prendono nel cerchio, i rituali e le riconciliazioni avvengono nel cerchio. Esso è uno spazio sacro. Occupare un posto nel cerchio ci conduce alla presenza nel qui e ora.

 

Il cerchio BTE offre un’esperienza di cura, cura nel senso di prendersi cura, di accogliere la cura che porta un riequilibrio che avviene grazie alla presa di contatto con le qualità archetipiche degli elementi della natura e con la natura spirituale di ciascuno.

 

Gli archetipi sono forze naturali o spirituali vive e reali.

 

La pratica è uno stimolo per accedere all’autenticità e alla disponibilità a ricevere la forza degli archetipi per lasciare le maschere che a volte ci costringiamo ad indossare con noi stessi e nelle relazioni con gli altri.

Questo fa sì che si possa accedere al sacro e al contatto con la dimensione spirituale.

 

Spiritualità è ciò che va oltre il rumore ossessivo della mente e il turbinio delle emozioni e si può incontrare nel silenzio vigile della consapevolezza senza pensieri. Essa è la componente più intima di ciascuno, la fonte della vita.

 

Sacro è il gesto che riconosce con rispetto la potenza dell’Essere, incontra la gratitudine, accede alla libertà dal bisogno e dalla compulsività del giudizio.

 

Nel cerchio BTE si può sperimentare l’unità profonda del corpo-mente attraverso la sequenza strutturata dei movimenti della pratica del Corpo del sogno, movimenti che coinvolgono gesti precisi, collegati a immagini e intenti, respiro e suoni.

 

Le “ regole” del cerchio BTE sono : astensione dal giudizio, accettazione dell’esperienza interiore, personale e altrui, libertà nell’espressione di sé, aderenza alle indicazioni nell’esecuzione delle sequenze dei movimenti, laddove invece il ritmo è personale, spontaneo: nel rispetto della legge universale, infatti, c’è la possibilità e la valorizzazione dell’espressione personale.