COME AFFRONTARE SENSI DI COLPA E DI

INADEGUATEZZA

C ) PSICOTERAPIA

 

La psicoterapia può essere un aiuto sia sul versante dell'accettazione di sé e della situazione attuale nell'impossibilità di operare un cambiamento, sia sul versante del cambiamento e delle strategie attuabili.

 

Quale psicoterapia, considerate le numerosissime scuole esistenti?

 

E' il soggetto che, conformemente alla storia personale, alle problematiche, alle affinità, sceglie un indirizzo piuttosto che un altro.

 

E' importante tuttavia che la persona, qualunque sia la scelta, sia disponibile a “mettersi in gioco”.

Infatti la “tentazione” di chi affronta ad esempio la rielaborazione di un trauma è di volerlo controllare razionalmente evitandone l'impatto emotivo, l'emergere di vissuti spiacevoli; il “sentire” è imbrigliato dal voler “capire” e così si finisce per sapere tutto sul trauma, ma di lasciarlo emotivamente intatto e operante.

 

Al contrario, nel rapporto terapeutico si ha la possibilità di manifestare, osservare e accogliere il mondo emotivo, il sentire che caratterizza l'identità senza esserne travolti e si impara a gestire l'emotivo, e ciò fa nascere e sviluppare la fiducia in sé, chiave di ogni significativa evoluzione.

 

Il lavoro terapeutico è necessario quando il contatto col corpo-mente e la valorizzazione di sé e delle risorse personali sono pesantemente interferiti da fattori interni o esterni che ne ostacolano o ne impediscono l'accesso come, ad esempio, sensi di colpa e di inadeguatezza sedimentati e radicati.

 

Ci sono sensi di colpa che sono diventati, nel tempo, costitutivi della persona, ne fanno parte al punto che il soggetto non riesce neppure a immaginarsi, a prendere in considerazione l'ipotesi di potersene liberare.

 

Si percepisce una colpa che, in ultima analisi, non ammette perdono, una colpa che nessuno, Dio compreso, è in grado di perdonare, e l'unica espiazione possibile è la rinuncia ad una vita soddisfacente, alla realizzazione di sé.

 

E' un vissuto di cui il soggetto è imbevuto e le cause, le situazioni che vengono riportate come spiegazioni spesso non sono sufficienti a giustificare una simile invadenza.

 

E' utile qui ricordare che vissuti di colpa o inadeguatezza spesso sono generati in un'età, l'infanzia, in cui il bambino si sente responsabile di tutto ciò che accade o non accade.

Se ad esempio il genitore non manifesta l'affetto nel modo atteso, il bambino “sente” che ciò è a causa propria e inizia ad essere preda di sensazioni che sfociano in un giudizio negativo di sé: “Cattivo, stupido, brutto...non amabile”.

 

Il bambino può anche assorbire tali vissuti dal mondo familiare/educativo circostante: adulti non consapevoli di esserne portatori o che non sono riusciti ad elaborarli efficacemente.

 

Il senso di colpa trova terreno fertile quando il bambino sperimenta la relazione con l'altro nei termini di “aut-aut”: “o io o lui”, cioè o sto bene io però faccio star male lui/lei, o sta bene l'altro/a però a scapito mio. “Se esprimo il mio disagio, la mia rabbia o anche le emozioni esuberanti, mi viene detto “questo fa piangere la mamma”, “fa star male il papà” , o peggio ancora “non ti voglio più bene”. Giudizi sul modo di essere, espressi sia verbalmente:“Sei aggressivo/a, timido/a, distratto/a, antipatico/a, non sai farti voler bene”, sia nel non verbale, atteggiamenti di distanza, disinteresse, noia o fastidio, possono “diagnosticare, etichettare”.

 

Il senso di inadeguatezza prende corpo invece quando viene avvertita l'incapacità a soddisfare l'altro, a farlo contento: “Non vado bene a scuola e questo rattrista i genitori; sono vivace e curiosa e questo infastidisce gli adulti; non riesco ad adeguarmi e faccio domande e questo mette in difficoltà i grandi...”.

 

Compito della psicoterapia è di aiutare il soggetto a trovare o ristabilire una visione di sé libera da vissuti di onnipotenza/impotenza del bambino, una visione di sé più realistica, che ridia dignità e valore alla persona, e una percezione del rapporto con l'altro in cui si possa star bene entrambi, in cui l'evoluzione di ognuno sia di stimolo per il benessere altrui.

 

 

La psicoterapia può essere un aiuto sia sul versante dell'accettazione di sé e della situazione attuale nell'impossibilità di operare un cambiamento, sia sul versante del cambiamento e delle strategie attuabili.

 

Quale psicoterapia, considerate le numerosissime scuole esistenti?

 

E' il soggetto che, conformemente alla storia personale, alle problematiche, alle affinità, sceglie un indirizzo piuttosto che un altro.

 

E' importante tuttavia che la persona, qualunque sia la scelta, sia disponibile a “mettersi in gioco”.

Infatti la “tentazione” di chi affronta ad esempio la rielaborazione di un trauma è di volerlo controllare razionalmente evitandone l'impatto emotivo, l'emergere di vissuti spiacevoli; il “sentire” è imbrigliato dal voler “capire” e così si finisce per sapere tutto sul trauma, ma di lasciarlo emotivamente intatto e operante.

 

Al contrario, nel rapporto terapeutico si ha la possibilità di manifestare, osservare e accogliere il mondo emotivo, il sentire che caratterizza l'identità senza esserne travolti e si impara a gestire l'emotivo, e ciò fa nascere e sviluppare la fiducia in sé, chiave di ogni significativa evoluzione.

 

Il lavoro terapeutico è necessario quando il contatto col corpo-mente e la valorizzazione di sé e delle risorse personali sono pesantemente interferiti da fattori interni o esterni che ne ostacolano o ne impediscono l'accesso come, ad esempio, sensi di colpa e di inadeguatezza sedimentati e radicati.

 

Ci sono sensi di colpa che sono diventati, nel tempo, costitutivi della persona, ne fanno parte al punto che il soggetto non riesce neppure a immaginarsi, a prendere in considerazione l'ipotesi di potersene liberare.

 

Si percepisce una colpa che, in ultima analisi, non ammette perdono, una colpa che nessuno, Dio compreso, è in grado di perdonare, e l'unica espiazione possibile è la rinuncia ad una vita soddisfacente, alla realizzazione di sé.

 

E' un vissuto di cui il soggetto è imbevuto e le cause, le situazioni che vengono riportate come spiegazioni spesso non sono sufficienti a giustificare una simile invadenza.

 

E' utile qui ricordare che vissuti di colpa o inadeguatezza spesso sono generati in un'età, l'infanzia, in cui il bambino si sente responsabile di tutto ciò che accade o non accade.

Se ad esempio il genitore non manifesta l'affetto nel modo atteso, il bambino “sente” che ciò è a causa propria e inizia ad essere preda di sensazioni che sfociano in un giudizio negativo di sé: “Cattivo, stupido, brutto...non amabile”.

 

Il bambino può anche assorbire tali vissuti dal mondo familiare/educativo circostante: adulti non consapevoli di esserne portatori o che non sono riusciti ad elaborarli efficacemente.

 

Il senso di colpa trova terreno fertile quando il bambino sperimenta la relazione con l'altro nei termini di “aut-aut”: “o io o lui”, cioè o sto bene io però faccio star male lui/lei, o sta bene l'altro/a però a scapito mio. “Se esprimo il mio disagio, la mia rabbia o anche le emozioni esuberanti, mi viene detto “questo fa piangere la mamma”, “fa star male il papà” , o peggio ancora “non ti voglio più bene”. Giudizi sul modo di essere, espressi sia verbalmente:“Sei aggressivo/a, timido/a, distratto/a, antipatico/a, non sai farti voler bene”, sia nel non verbale, atteggiamenti di distanza, disinteresse, noia o fastidio, possono “diagnosticare, etichettare”.

 

Il senso di inadeguatezza prende corpo invece quando viene avvertita l'incapacità a soddisfare l'altro, a farlo contento: “Non vado bene a scuola e questo rattrista i genitori; sono vivace e curiosa e questo infastidisce gli adulti; non riesco ad adeguarmi e faccio domande e questo mette in difficoltà i grandi...”.

 

Compito della psicoterapia è di aiutare il soggetto a trovare o ristabilire una visione di sé libera da vissuti di onnipotenza/impotenza del bambino, una visione di sé più realistica, che ridia dignità e valore alla persona, e una percezione del rapporto con l'altro in cui si possa star bene entrambi, in cui l'evoluzione di ognuno sia di stimolo per il benessere altrui.