B) CONSAPEVOLEZZA DELL'INTENTO

 

Al termine “intento” diamo due diverse connotazioni: 1) desiderio; 2) volontà, ossia manifestazione, concretizzazione del desiderio.

 

Occorre riconoscere qual è il programma predominante attivo alla base delle nostre sensazioni e pensieri, scoprire quali giudizi negativi, convinzioni su di noi, su come si deve o non si deve essere, accettati come realtà definitive, condizionano reazioni, atteggiamenti e comportamenti.

 

A volte il “mi piacerebbe...vorrei...” agire, sentirmi valido/a, accettabile, non si realizza poiché la potenza di uno schema percettivo-reattivo, magari acquisito da tempo immemorabile, è di gran lunga superiore.

Ad esempio, se il desiderio di lasciarsi andare all'emotivo, manifestarsi, è in conflitto con la paura di conseguenze vissute come pericolose quali il perdere la faccia, il timore che mostrando la propria vulnerabilità si venga manipolati o che ci possa essere una perdita dell'auto controllo lesiva dell'equilibrio psichico, ecco allora che la paura ha la meglio sul desiderio, o meglio, il desiderio/impulso di sopravvivenza prevale.

 

Se il “vorrei” non si realizza, o si accetta la discrepanza tra desiderio e realtà o si mette in atto qualcosa per cambiare.

 

Accettare, nell'esempio citato, che l'istinto di sopravvivenza abbia la meglio sul desiderio di evolvere significa rispettare il proprio limite attuale e quindi accettarsi, laddove la non accettazione di sé sarebbe nociva per l'equilibrio psichico.

 

La non accettazione può essere uno stimolo al cambiamento, ma per tante persone comporta vivere gran parte della propria vita nell'amarezza e nell'impotenza.

 

Se invece si opta per cambiare, evolvere, occorre entrare nel merito di quanto è vissuto come minaccia alla sopravvivenza e aumentare il desiderio evolutivo.

 

E' bene ricordare che, ai fini della sopravvivenza psichica, è ritenuto fondamentale il bisogno di riconoscimento e approvazione da parte degli altri.

 

Nell'adulto “abita” infatti il bambino che ha vissuto la indispensabilità del legame coi genitori, con gli adulti ai fini della sopravvivenza e il conseguente bisogno di essere accettato, pena il rifiuto, l'esclusione, l'abbandono.

Affrontare tale problema è anche il compito della psicoterapia.

 

Optare per il cambiamento comporta inoltre far ricorso alla volontà, il potere della volontà, ossia far diventare azione il desiderio.

 

Occorre determinazione nell'evitare ciò che ostacola e ricercare invece ciò che favorisce la crescita, l'evoluzione.

 

E' necessario riportare l'attenzione sulla priorità, sul senso che intendiamo -”intento”- dare alla nostra vita.

 

E' semplicistico e illusorio ritenere che tutto debba avvenire spontaneamente; occorre spesso predisporre il terreno.

La spontaneità è il risultato di innumerevoli piccoli atti di volontà; il piacere del bambino di andare in bicicletta è frutto di tanti tentativi, sforzi e anche cadute.

 

Quando desiderio, espressione del cuore dell'uomo, e volontà, intesa come integrazione di pensiero e azione, quindi mente dell'uomo, vanno nella stessa direzione, come il rematore che naviga seguendo la corrente del fiume, si crea un vortice di energia che spinge verso al meta.