1)    Come vedete la coppia oggi in base alla vostra esperienza?

Il panorama generale evidenzia problematiche complesse in cui fattori economici, sociali, culturali si intersecano ai problemi della storia personale, i rapporti con la famiglia di origine.

I problemi che le coppie ci portano sono l’espressione dei cambiamenti in atto nel nostro sistema socio-culturale, tecnologico, economico.

Concentrati sul presente, sull’immediato, in continua trasformazione, per poter padroneggiare, controllare la complessità delle situazioni, si rischia, soprattutto nei momenti di difficoltà, di perdere il contatto con l’interiorità, con la nostra vera natura e quando perdiamo quanto possediamo – cose, legami con persone, immagine, potere, sicurezza – abbiamo la sensazione di aver perso noi stessi, a volte in modo irreparabile, oppure si rischia di colpevolizzare il partner in un circolo vizioso di illusioni e delusioni.

I terreni su cui giocare il conflitto di coppia sono noti: potere o condivisione, intimità o distanza, fiducia o controllo, sentimento o risentimento, osservazione amorevole o giudizio.

Le coppie che vediamo nel nostro studio o nei corsi formativi sono coppie che riconoscono le difficoltà e si assumono responsabilità; vogliono migliorare l’intimità della loro coppia e allo scopo sono aiutati a mettere sotto la lente d’ingrandimento il problema, ad acquisire conoscenza e sensibilità rispetto alle percezioni e reazioni proprie e del partner, a valorizzare le risorse personali e della coppia, a trovare le soluzioni riconoscendo e accogliendo le diversità fra la psicologia maschile e femminile.

E quando non esiste altra soluzione che la separazione si opera per una separazione matura che riconosca i momenti positivi della storia della coppia.

Separarsi comporta anche vivere e gestire sensazioni di colpa, rabbia, fallimento, paura, angoscia, dolore, soprattutto se ci sono i figli. Sensazioni che colorano completamente e negativamente il rapporto.

E’ importante elaborare tali sensazioni, contestualizzarle, darle un senso.

Quando questo si realizza emergono anche i sentimenti, le conquiste, i bei ricordi della coppia e si accetta l’impossibilità di continuare una storia di amore di coppia, consapevoli però che non viene meno la paternità e la maternità e la necessità di collaborare nell’interesse dei figli.





2)    Non è sempre facile dialogare in modo costruttivo nella coppia. Avete dei suggerimenti da dare in proposito?

Premessa fondamentale è che la coppia è il luogo in cui le ferite della storia personale possono emergere, essere riconosciute, accolte e sanate.

Ovviamente ciò non significa che la coppia è la soluzione del problema esistenziale individuale.

Ognuno deve farsi carico delle difficoltà individuali inerenti l’identità personale, l’autonomia emotiva, l’amore per se stessi, la fiducia in sé, il sensodel proprio esistere.

Il partner, per automatismi involontari, a volte può diventare bersaglio, il saccodel pugile su cui scaricare delusioni, rabbie e frustrazioni precedenti al formarsi della coppia.

E’ utile perciò:

a)    Riconoscere che ognuno porta con sé anche un peso, più o meno grande, che è naturalmente condiviso nella coppia. E’ opportuno quindi evitare giudizi del tipo “colpa tua…, tu sei…, non me l’aspettavo…” oppure “io son fatto così…”,  ovvero o mi prendi o mi lasci senza nessun intento di cercare di modificare quegli aspetti del proprio atteggiamento che minano l’intimità della coppia.

  b)  Essere trasparenti, manifestare la propria vulnerabilità, il proprio lato debole “sento che…, ho paura di…, quando dici… lo stomaco mi si chiude, mi viene  da piangere…, mi sento rifiutato/a”.

 c)  La coppia, anche nei conflitti, è comunque un organismo unico, sensibile, vitale. Fare qualcosa che danneggi, anche se involontariamente, l’altro/a, comporta arrecare danno a se stessi. Per sciogliere un nodo non uso l’accetta, per rompere una noce lo schiacciasassi.



Se sono colmo di rabbia e sento che sto per vomitarla addosso al partner che magari non è in grado di accoglierla in quel momento:
 
la verbalizzo: “Sento rabbia in questo momento. Ho bisogno di farla defluire; dammi del tempo per chiarirmi”

esprimersi in prima persona, parlando di come ci si sente “es.: mi sento ferito/a squalificato/a,” non invece attribuire intenzioni, esprimere giudizi o definizioni dell’altro: “Tu mi ferisci, sei insolente, sei egoista ecc.”



ci sono modalità utili per scaricare la rabbia, anche fisicamente,   incanalandola senza che di diventi un’arma offensiva.

Scrivere una lettera in cui la rabbia si esprima sul foglio in termini crudi, lettera scritta di getto, da non rileggere e poi da distruggere o da consegnare a un terapeuta.

Scrivere una seconda lettera indirizzata al partner in cui, decantata la rabbia da eventuali sensazioni che hanno accecato, sia più un’espressione di desiderio di riprendere il rapporto chiarendo i fraintendimenti.

d)    I silenzi nella coppia, soprattutto quelli protratti a lungo, parlano, a volte  urlano.Ignorare la loro voce è rischioso.

Spesso sono la donne a dare voce al  silenzio cercando di responsabilizzare il partner: “Guarda che io non sto bene…, la nostra coppia sembra arenata…, mi ami ancora? Dove sei?”
Il tentativo ripetuto del partner di sedare, evitare, normalizzare può innescare un processo pericoloso per la coppia.
     
La donna infatti si rende protagonista di molti tentativi per sanare la situazione, sopporta, ma quando arriva al punto del  non ritorno emotivo è difficile che sia ancora disponibile al rapporto.

La donna evoca nell’uomo il timore di non essere all’altezza.

E’ il momento di prendersi cura della propria vulnerabilità di uomo, di fare emergere il coraggio e la determinazione del “guerriero” essendo alle prese con l’avversario più temibile, la propria paura.

Solitamente la donna, sentendo che il partner non fugge ma si assume le sue responsabilità, rinnova la propria disponibilità al  rapporto.

e)    Nella coppia non esistono parole, gesti, silenzi “neutri” poiché ogni comunicazione, anche quelle “di servizio”, per le modalità, le sfumature con cui vengono date – vedi linguaggio corporeo- veicolano sensazioni, emozioniperfino sentimenti.Non si può non comunicare.

Un ‘emozione un po’  sottaciuta nella coppia è la tenerezza. Non esprimere un sentimento di  tenerezza che affiora con una parola, un gesto è un ‘occasione mancata che può trasformarsi in un senso di impotenza, amarezza; un qualcosa che stava per uscire e ora stagna sul fondo e rende paludosa l’acqua sorgiva.


f)    La spiritualità è parte integrante dell’essere umano: un’affermazione, un’esperienza che abbiamo maturato, oltre che nell’evoluzione della nostra storia personale e di coppia, grazie anche ad alcune formazioni, in particolare citiamo la Biotransenergetica, e The Journey, formazioni che, divenute pratica professionale anche con gruppi, hanno dato esiti importanti. Non si tratta di “credere”, di sforzarsi di credere, ma di “accorgersi”, ovvero difare esperienza diretta, di toccare con mano che esiste una dimensione transpersonale, cioè di  qualcosa che ci appartiene ma al contempo ci supera.

Ad esempio la modalità di lavoro che propone la Biotransenergetica mette in   contatto con i diversi archetipi, qualità allo stato puro dell’Essere, a cui poterattingere per  evolvere e risolvere o, ancor meglio, dissolvere i problemi.

Ed è così che ci si  può accorgere che la coppia è anche un incontro ineffabile di  anime.

3) Voi siete una coppia nella vita. Cosa comporta questo nel vostro lavoro?

Siamo una coppia che lavora come psicoterapeuti in coppia nelle sedute con le coppie.

Lavoriamo quindi insieme nella distinzione di genere, di sensibilità, di carattere per cercare di integrare Venere e Marte, terra e cielo, luna e sole, e aiutare a ritrovare l’armonia nelle coppie che necessitano di chiarezza, fiducia. intimità.

L’aver condiviso la formazione professionale, attraversato e rielaborato tante emozioni in cui una coppia può venire a trovarsi, aver superato scogli che, se non affrontati con determinazione e responsabilità, possono interferire nella navigazione della coppia, ha consentito di salvaguardare e rafforzare il legame d’amore. Ed è grazie anche a questo legame che possiamo “metabolizzare” i vissuti pesanti che vengono portati in seduta dai clienti e restituirli in modo tale che possano venir riconosciuti, accettati e trasformati.Essere moglie e marito terapeuti comporta vedere con umiltà e riconoscenza nel partner il proprio maestro, colui/colei che insegna, mettendo in discussione eventuali narcisismi, suscettibilità, presunzioni, a non criticare il dito che indica la luna, ma ad alzare gli occhi al cielo.

Il partner indica la strada per realizzare l’intimità della coppia. Nelle sedute noi come terapeuti siamo seduti a distanza, in diagonale, uno di fronte all’altro, mentre i partner sono anch’essi l’uno di fronte all’altra, sull’altra diagonale.Oltre all’ascolto viene quindi privilegiato anche il guardarsi reciprocamente, osservarsi.

Ma per leggere l’anima nello specchio dell’altro/a occorre imparare a sospendere il giudizio, la critica, a spogliarsi delle corazze difensive e osservare con accettazione, amore compassionevole.

Un salto di qualità avviene quando uno dei due, meglio se entrambi, smettono di voler avere ragione a tutti i costi e cominciano a cercare di percepire quali sono le emozioni dell’altro/a; cercano di mettersi cioè nei suoi panni, dal suo punto di vista, non tanto razionale quanto emotivo.

E’ in questa fase che noi terapeuti dobbiamo essere pronti ad aiutare a leggere le emozioni in gioco nella coppia e fare da contenimento quando tali sensazioni sembrano a loro incontenibili, cioè troppo forti da poter accogliere e gestire, ovvero quando angosce e sensi di colpa sembrano farla da padrone.

La coppia di terapeuti ha il notevole vantaggio di disporre di entrambi i registri, le modalità maschile e femminile di percepire, e di poter arrivare quindi più efficacemente e velocemente a comprendere le dinamiche della coppia e a proporre alternative accettabili da entrambi i partner.

Il fatto che, una di fronte all’altro, possiamo osservarci, ci permette di cogliere le sfumature, di decifrare agevolmente le comunicazioni non verbali che la coppia in quel momento sta mettendo in atto. Il fatto poi di essere una coppia adulta dà la possibilità ai partner di poter proiettare, cioè indirizzare verso di noi, le sensazioni provate nei confronti dei genitori reali, diventiamo cioè in quel momento padre e madre.Questa possibilità consente di far emergere sensazioni mai espresse che in tal modo diventano evidenti, ed è possibile così prenderne le distanze e liberarsi da antiche paure e vecchi rancori che interferiscono anche nella coppia. Lavorare come coppia è utile non solo alle coppie, ma anche a noi stessi, e per questo ringraziamo i nostri clienti da cui impariamo quotidianamente molto. Infatti con loro affiniamo la nostra sensibilità, ci insegnano l’umiltà della nostra incompletezza, ci aprono al rispetto della sofferenza altrui e al desiderio di incontrare sempre più il mistero dell’altra metà…, ci stimolano a far evolvere ulteriormente la nostra coppia  per poter essere in grado di mettere a disposizione conoscenza, competenza e soprattutto autenticità.