COPPIA : IN PRINCIPIO ERA IL SENTIMENTO

 

 

“Il cuore ha ragioni che la ragione non conosce” (Pascal); la conoscenza del cuore è immediata, essenziale, restituisce all’oggetto, alla persona, alla situazione il suo essere, il significato, l’integrità e l’originalità; non si impossessa dell’altro, non lo controlla ma rispetta la sua libertà, il suo valore.

Una delle difficoltà vissute oggi, sia dalle numerose coppie in crisi, sia dai single che non riescono, pur desiderandolo, a formare una coppia è l’incapacità a relazionarsi con l’altro/a al di là delle proprie aspettative ed esigenze.

 

Il cuore parla con i sentimenti. Il sentimento non è, come spesso viene frainteso, l’opposto della razionalità, aut aut, o ragioni col cuore o con la testa. Il cuore è il centro della persona dove si realizza l’integrità di corpo, mente e spirito e l’integrazione con gli altri e il mondo.

 

Il fraintendimento avviene nella contrapposizione tra razionalità e sentimento e nell’attribuire alla razionalità una supremazia sul sentimento, nell’applicare categorie razionali quali il controllo, la divisione, il giudizio al mondo emotivo affettivo. Da qui il potere dell’informazione, della tecnica; nell’economico si divide, si tiene separato l’utile dai buoni sentimenti: è “matematico” che se uno non vuole rimetterci deve essere freddo, calcolatore, emotivamente “lobotomizzato” al prezzo di divenire incapace di vedere e sentire le conseguenze dello sfruttamento demenziale delle risorse umane e dell’ambiente.

 

Il sentimento invece crea, dà vita, calore, colore, per antitesi si parla, in mancanza di sentimento, di aridità, freddezza, anestesia. Il sentimento è l’acqua che rende possibile la vita anche nel deserto; si pensi metaforicamente anche alla sopravvivenza nel deserto umano di esperienze terribili, lager, guerre, schiavitù... o al deserto personale, interiore che torna a fiorire dopo un pianto a lungo trattenuto.

 

Quando il rapporto di coppia è imprigionato nelle secche della rigidità e della sfiducia è utile risalire alla fonte dell’amore: i genitori.

 

L’aspetto traumatico della nascita , è stato“riparato” dall’amore di una madre e di un padre; la crescita è accompagnata, sostenuta dalla tenerezza e protezione della famiglia.

 

Il “ti amo” che i partner manifestano l’uno all’altra evoca il gesto d’amore all’origine della vita, il concepimento avvenuto nel rapporto sessuale dei genitori, e lo perpetua. In principio era il sentimento...il “c’era una volta” che inizia la storia di ciascuno vede un sentimento che unisce un re e una regina, un uomo e una donna di valore, nostro padre e nostra madre.

 

Le interferenze che seguono mettono in difficoltà l’espressione e la ricezione dei sentimenti al punto da sminuire quel valore originario. Chi subisce ferite ai sentimenti automaticamente tende a prenderne le distanze, a chiudersi in difesa col rischio però di rinunciare alle proprie potenzialità. Riscoprire, valorizzare i genitori significa dar valore alle proprie radici e ciò è fonte di autostima.

 

Il “ti amo” del partner detto con sentimento è un apprezzamento impagabile, “io ammiro chi tu sei, sei desiderabile, voglio la tua vicinanza, l’intimità con te, appartenerti”, e contemporaneamente è un invito al partner a esprimersi ancora di più, ad abbandonare eventuali difese. Il partner che accoglie la dichiarazione d’amore si sente libero di essere se stesso, di manifestarsi e ascoltandosi avverte una sensazione di pienezza, d leggerezza, soddisfazione, gratitudine. L’esperienza di essere se stessi nel rapporto di coppia porta naturalmente ad amarsi, ad appartenersi.

 

L'espressione del sentimento crea vicinanza; più la vicinanza nella coppia si realizza e più le differenze e le affinità emergono; si mette a fuoco l’altro/a sotto la lente d’ingrandimento della fiducia. Le affinità creano sintonia, complicità, forza: si pensi alle coppie che hanno medesimi interessi, obiettivi, valori. Le differenze diventano una scoperta, un arricchimento reciproco; per certi versi l’uomo per la donna e la donna per l’uomo restano un mistero: diversi sono i modi di percepire e reagire al maschile e al femminile... e il mistero suscita interesse, rispetto e dedizione.

 

La camera da letto è un luogo privilegiato per manifestare i sentimenti, a cui l’accesso è per certi aspetti interdetto ai figli; come pure i figli sono esclusi dalle serate che la coppia è auspicabile si prenda per se stessa: cena, ballo, passeggiate, film…

 

Nell’abbraccio si esprime, si condivide la gioia, il dolore, la commozione, la tenerezza, il piacere; l’abbraccio contiene l’ansia, la paura, la rabbia...accompagna partenze, arrivi, passaggi importanti della vita, momenti “storici” della coppia...nell’abbraccio i partner si ritrovano, si riconoscono al di là dei cambiamenti di ciascuno.

 

Il sentimento è un’entità più grande delle emozioni; nel sentimento confluiscono emozioni, modi di essere, di sentire, modi di pensare e di agire, valori. Anche l’identità è un sentimento, ovvero, il modo in cui ci si percepisce, si vive il rapporto con se stessi; l’autostima è pure un sentimento cioè è la sensazione di valere.

 

Come si sperimenta quotidianamente non è sufficiente un buon ragionamento a modificare il sentire. Spesso succede che dopo poche sedute il cliente ha chiaro il problema e la soluzione, ma i tempi e le difficoltà per cambiare un certo modo di percepire e reagire non sono altrettanto rapidi.

 

Condividere le emozioni, i sentimenti aumenta la fiducia reciproca, mettersi dal punto di vista dell’altro/a, essere in empatia, cioè provare quello che prova lui/lei rafforzano il senso di appartenenza. Quando uno o entrambi si sentono incompresi, isolati nella coppia significa spesso che la paura ha invaso lo spazio comune; non ha senso stabilire chi ha iniziato, non ha senso trovare alibi del tipo : “Ma la mia è semplicemente una reazione al tuo atteggiamento”. Diventa invece motivo di unione il “come” riconoscere e affrontare la paura, non lasciando trascorrere il tempo nella passività, ma di comune accordo fare scelte concrete e minimali e passare all’azione poichè la fiducia cresce quando si affrontano e si superano ostacoli concreti.

 

La tenerezza dà respiro alla coppia, scioglie le rigidità, prepara e accompagna l’accoglienza reciproca, rigenera la pelle comune. E’ la persona intera che partecipa a un gesto di tenerezza; lo sguardo, il bacio, la carezza, la parola sono l’espressione di un sentimento potente che nasce dall’essere e perfora le reciproche difese, ci si scopre. A volte la tenerezza, di fronte alla paura, viene ricacciata giù, nell’intimità di ciascuno e può trasformarsi in amarezza. Quante volte, per il timore di non essere accolto o per orgoglio un partner rinuncia a un gesto di tenerezza che potrebbe risolvere un conflitto, aprire al dialogo profondo.

 

La speranza in fondo è quello che la coppia si aspetta, innanzitutto per se stessa. E’ nota la realtà della “profezia che si autoavvera”; aspettarsi il positivo significa crederci e operare per realizzarlo. Ci si aspetta che la coppia viaggi sui binari della routine, badando ad evitare qualsiasi innovazione? Il risultato sarà la noia, la morte emotiva della coppia. Si vive la coppia come un organismo vitale che ha bisogno di nutrimento, stimoli, cure per crescere, adattarsi ai cambiamenti? Il risultato sarà che i partner dedicheranno tempo, energie e priorità alla vita di coppia con esiti positivi. Speranza comporta la capacità di vedere la realtà oltre il presente, l’apparente o meglio cogliere nel presente i segni dell’evoluzione futura; la coppia che ha speranza è viva, aperta.