La giusta azione

 

 

Compiere azioni giuste, vivere in modo giusto, che significa?

 

Trovare un orientamento fermo nella vita, un equilibrio che porti verso la crescita, la profondità.

 

Giusta azione, ovvero mettersi alla ricerca della propria autenticità, dare spazio, voce e seguito alla “voce interiore”, individuandola tra i “rumori” che provengono dai condizionamenti interni ed esterni e senza confonderla con le illusioni e le pretese dell'ego.

 

Sovente accade che gli eventi della vita e l'educazione facciano deviare dall'ascolto di questa voce, cambiare rotta alle nostre scelte, e forse prima ancora al nostro modo di essere, per cui ci si può trovare facilmente in situazioni esistenziali, lavorative o relazionali, che non ci corrispondono, in cui “recitiamo” un ruolo, ma tanta parte di noi resta esclusa, mortificata dal “divieto” a manifestarsi.

 

I segni di questo disagio sono visibili già in bambini e adolescenti.

 

Se in famiglia la scoperta e conoscenza di sé è subordinata all'educazione intesa come “addestramento” alle convenzioni sociali o alle censure familiari, c'è il rischio che il destino, “diventa ciò che sei”, e l'esplicazione della libertà individuale siano ostacolati.

 

In certe famiglie, ad esempio, non si può esplicitare la gelosia, considerandola un'emozione naturale, perché è vissuta come altamente riprovevole e viene censurata ma non superata. O ancora, l'espressione delle emozioni, delle proprie aspirazioni è già inibita nei genitori: “bisogna accontentarsi, cosa pretendi…”, per cui essa è già implicitamente “vietata” ai figli. Oppure il rapporto può venire “inquinato” dalle attese, per cui i figli sono vissuti come una seconda chance per i genitori: “Sarà ciò che non sono stato /a io, avrà ciò che io non ho potuto avere”.

 

Se nella scuola e negli ambiti così detti “formativi” il mondo emotivo dei singoli viene negato o strumentalizzato in conformità alle esigenze della struttura e nella salvaguardia del sistema, la libertà interiore, esigenza fondamentale di ciascuno, deve “inventarsi” e cercare altre vie per non essere anestetizzata ed amputata.

 

Gli adolescenti chiusi, apatici, demotivati, scontrosi o eccessivamente convenzionali possono manifestare con tali modalità il disagio di non trovare la propria via nell'affacciarsi alla vita sociale, cioè la strada verso se stessi in rapporto col mondo.

 

Si ritrovano poi, anni dopo, adulti in crisi, magari con un impianto di vita che non corrisponde loro, in cui sono coinvolti solo parzialmente.

 

Allora, con dolore proprio e delle persone a loro legate, per ritrovare una coerenza interna, rompono relazioni, cambiano radicalmente assetti esistenziali.

 

E' questa la giusta azione?

 

Probabilmente sì, e quanto prima si compie, tanto meglio.

 

La giusta azione comporta affrontare le paure interiori, svelare e smascherare gli inganni e gli auto inganni, sfidare i giudizi e gli anatemi sociali per ascoltare e dare spazio alla voce dell'interiorità, da non confondere, ribadiamo, con le pretese e i capricci dell'ego.

 

Per tante persone è probabilmente il compito di una vita, ma il lavoro col proprio mondo emotivo, l'elaborazione dei conflitti e dei traumi, aprono le porte all'ascolto autentico di sé.

 

Il risultato della “giusta azione” è lo scatto decisivo che essa imprime al processo di crescita e consapevolezza che coinvolge non solo il soggetto dell'azione, ma anche il contesto in cui è inserito/a.

 

Segnali caratteristici di chi opera una giusta azione sono l'acquisizione

della pace interiore e la benefica sensazione di un ritrovato equilibrio.