Fiabe dimenticate

A portare l'attenzione sul “mondo incantato” è stato per noi negli anni 70 Bettelheim, col suo libro omonimo. Egli oltre ad essere stato uno dei primi a evidenziare il valore psicologico delle fiabe ne ha chiaramente individuato i punti di forza, le modalità di uso. Ci rifacciamo molto al suo libro che reputiamo un ottimo manuale d'uso e di riflessione sull'argomento. Egli ha cominciato ad interessarsi alle fiabe dopo aver osservato il potere terapeutico che esse avevano sui bambini disabili che trattava; è stato quindi grazie a loro che si è resa evidente l’importanza e la necessità di uno strumento culturale per uscire dal dolore che l' ignoranza e incomprensione di noi stessi e dei nostri rapporti genera.

 

Attualmente nel comunicare frettoloso e superficiale prevalente dei social media non c'è spazio per accedere alla consapevolezza di sé, piuttosto sembra prevalere il doversi confrontare e adeguare a modalità standardizzate e il giudizio sembra farla da padrone, spingendo verso la progressiva sottovalutazione e dimenticanza della propria originalità.

 

L'utilizzo della fiaba apre alla possibilità di accedere alla lentezza, all'interiorizzazione, all'osservazione curiosa, alla riflessione, poiché cattura con la sua bizzarria, originalità, ed è al tempo stesso riconoscibile. Altro pregio è che tanti significati sono condensati in poche pagine, quindi non richiedono lunghi tempi di attenzione e staticità.

 

Proponiamo qui una carrellata di fiabe dal testo di Bettelheim, che sono meno note, dimenticate, appunto, ma che ci sembrano interessanti.

 

Una è intitolata La figlia della Madonna. Può essere raccontata se c’è un problema di bugie. Racconta la fiaba di una famiglia di taglialegna così povera che non può sfamare l’unica figlioletta di tre anni. Al padre preoccupato compare la Madonna che si offre di portarla in cielo e farla vivere là. La bimba vive felice, giocando con gli angioletti fino ai 14 anni, momento in cui la Madonna parte per un viaggio e le affida le tredici chiavi del cielo, con il divieto di aprire la porta della tredicesima chiave, pena l’infelicità. La ragazza tuttavia non sa resistere alla curiosità e apre la porta. Al ritorno la Madonna avverte l’agitazione della fanciulla per aver trasgredito e le chiede se lo ha fatto, ma la fanciulla nega ripetutamente. Viene allora rimandata sulla terra, dove vive, muta, in solitudine e miseria fino all’arrivo di un re che se ne innamora e la sposa. La regina muta partorisce tre figli, e ad ogni nascita le appare la Madonna che le chiede la verità , altrimenti prenderà con sè i bambini, ma ancora lei si ostina a negare, perdendo così anche i figli. I cortigiani, non spiegandosi la sparizione dei neonati, la accusano di stregoneria e alla terza sparizione impongono al re di mandare al rogo la regina. Solo allora, con le fiamme ormai ai piedi, la regina desidera la voce per poter dire finalmente la verità. Subito la pioggia cade spegnendo le fiamme, la Madonna compare coi tre bambini e la regina recupera la parola e la vita, vivendo da allora felice.

 

Ci sembrano ben descritti qui la situazione interiore che tutti possiamo vivere quando ci ostiniamo nel negare, nel non riconoscere una verità e l’orgoglio pervicace che porta ad estreme conseguenze, ma che si risolvono liberatoriamente e completamente non appena riusciamo a superare questi scogli. Assumersi la responsabilità di essere se stessi, anche trasgredendo, è la chiave per la propria realizzazione; infatti la punizione non è per la disobbedienza, ma per la menzogna Molti fatti della vita, anche drammatici, sono spesso il risultato di un’opposizione orgogliosa e della negazione pervicace, infantile, della realtà. Spesso è necessario essere alle corde per riuscire ad ammettere la verità. La narrazione di questa fiaba è più utile e piacevole di tante prediche e dimostrazioni razionali sulla necessità di dire la verità.

 

Un’altra fiaba interessante e particolare è quella brevissima della signora Trude: una ragazza non ascolta mai la madre e fa solo quello che vuole. La madre la mette in guardia dall’andare nella casa della signora Trude, ma la figlia non se ne cura e, spinta dalla curiosità, ci va. Una volta là avverte la paura del pericolo, ma ormai è impossibile fuggire e la signora Trude la trasforma in un pezzo di legno da ardere per scaldarsi al suo calore.

 

Se questa fiaba non ha il classico lieto fine, anzi è senza speranza, tuttavia descrive chiaramente quello che accade ai giovani quando perdono i punti di riferimento. I tanti giovani bruciati su strade devianti possono ben essere identificati con questa ragazza della storia. Le motivazioni per cui poi ciascuno giunga a tanto saranno da appurare. Tuttavia nella vita esistono pericoli reali, situazioni che possono distruggere ed è bene che i bambini sappiano che ci sono delle conseguenze, a volte senza rimedio, alle scelte e azioni che si fanno.

 

 

Un’esperienza che ogni bambino attraversa, anche i più capaci, è quella di sentirsi impotente, senza qualità, in difficoltà nell’affrontare la vita, il mondo dei grandi.

A questo proposito la fiaba delle Tre piume è molto appropriata. Il protagonista è Sempliciotto, il più giovane dei tre figli di un re, che, ormai vecchio, deve decidere chi sarà il suo successore. Le prove che il padre propone sono superate solo da Sempliciotto che nella sua innocenza, per venirne a capo, si lascia guidare dalla sorte che lo conduce all’interiorità, alla profondità, simboleggiata dall’incontro nel profondo della terra con la regine delle rane.

I fratelli, invece, apparentemente più dotati e scaltri ma guidati solo dalla propria tracotanza, pigrizia e presunzione non ne imbroccano una e, a causa di tale visione egocentrica e superficiale della realtà, hanno una percezione del padre, del fratello e di sè poco realistica e fallimentare.

 

Le fiabe aiutano quindi a integrare le qualità morali con le altre istanze della persona senza per questo essere moralistiche.

 

Una fiaba che descrive l’integrazione delle componenti maschili e femminili della personalità è quella di Fratellino e Sorellina. In essa l’esuberanza e impulsività, l’incapacità di attendere, rappresentate dal comportamento del fratellino che vive come impossibili da procrastinare le sue necessità, ed è incapace di controllare le sue pulsioni vengono alla fine integrate col comportamento più riflessivo e protettivo della sorellina. L’integrazione delle due modalità, porta alla salvezza di entrambi e alla completa realizzazione umana, previa la distruzione definitiva della strega.

 

E’ positivo che nelle fiabe ci sia la distruzione definitiva, anche cruenta del personaggio negativo, poichè questo ci rassicura circa il fatto che è possibile ridurre all'impotenza gli aspetti distruttivi della nostra psiche. Il male definitivamente eliminato lascia liberi di vivere la positività. L’essere adulti, a prescindere dall’età cronologica, implica aver sconfitto, o saperlo fare, le modalità egoistiche legate alla gelosia, all’invidia, alla paura, alla voracità, all’avidità, alla possessività.

 

Il lieto fine che spesso coincide con il matrimonio non sta semplicemente ad indicare questo come una soluzione positiva della vita, quanto soprattutto la possibilità di raggiungere un equilibrio, e quindi la felicità, se si integrano in sè gli aspetti maschili e femminili, e di raggiungere un equilibrato rapporto con l’altro sesso, qualsiasi sia la scelta esistenziale.

 

La fiaba di Hansel e Gretel, tra tanti altri significati, può aiutare ad elaborare la fatica a lasciare la dipendenza dai genitori e l’attaccamento alle soddisfazioni orali, la casetta di marzapane da divorare. Se in un primo tempo l'azione è promossa da Hansel, alla fine è Gretel che lo salva dalla strega, usando la sagacia e la capacità di capire i limiti dell’avversaria.

Quella che appariva una strega invincibile, capace di vita o di morte, in realtà è stata sconfitta quando Gretel ha cominciato a osservarne i difetti e a ragionare con la propria testa, escogitando un piano per liberare se stessa e il fratello.

 

Anche la fiaba di Rosaspina, totalmente stravolta dal film “La bella addormentata nel bosco”, propone significati molto più positivi che non la passività e l’ineluttabilità del fato.

Rosaspina condannata a morire a 16 anni trafitta da un fuso, viene salvata, non tanto dal principe, quanto dal fatto che era trascorso il tempo previsto, necessario perché, nel sonno di tutti gli abitanti del castello, lei maturasse. Solo allora, dopo un tempo lunghissimo,”cento anni”, il tempo della maturazione umana, un principe può accedere a lei, attraversando spine che solo allora spontaneamente si trasformano in fiori e gli lasciano il passo, mentre i suoi predecessori morivano trafitti e imprigionati tra i rovi. Dunque la relazione uomo donna è proficua quando è il tempo, dopo un “sonno”, una lenta maturazione che avviene interiormente. Bruciare i tempi può essere rischioso. Inoltre la modalità attiva maschile si incontra, ma non prevale, con quella recettiva femminile.

 

L'idea che la donna si aspetti l’emancipazione dall’uomo è deviante.

Il Principe azzurro, soprattutto nella versione zuccherosa tuttora proposta in tante rappresentazioni, non esiste, mentre l’incontro e l’integrazione del maschile e del femminile sono sicuramente una fonte di felicità, di significato e di crescita nella vita.