Successivamente ad anni di esperienze maturate nella pratica della Biotransenergetica abbiamo proposto, in diversi ambiti e a gruppi diversi, incontri focalizzati sull'archetipo del guerriero.

La Biotransenergetica è una disciplina integrale che fonde sciamanesimo e meditazione, spiritualità e pratiche psico-corporee, stati di coscienza e padronanza emotiva, mindfulness e cerimonie rituali, pratiche di guarigione e costellazioni archetipiche. Vedi www.integraltranspersonal.com.

 

In tale metodologia l'archetipo si caratterizza eminentemente come energia vivente, energia che si presenta con manifestazioni diverse, qualità specifiche, vibrazioni a diverse frequenze.

 

Grazie al contatto con tale energia si innescano processi di consapevolezza, autoguarigione, sviluppo delle potenzialità personali e del gruppo.

Il contatto con l'archetipo si realizza in pratiche basate su movimento, suono, respiro, sensazione, visione.

Vengono sollecitati così i differenti livelli della persona: fisico, energetico, emotivo, mentale, spirituale ovviando al rischio che l'attività si risolva esclusivamente in un lavorio mentale.

 

Il Guerriero rappresenta colei o colui che vuole e può : principio di autoaffermazione, auto espressione, autorealizzazione

Qualità fondamentali sono il coraggio, la prontezza, l'assertività, l'assunzione di responsabilità.

Il Guerriero combatte contro i fantasmi della mente, le paure, le credenze limitanti, i condizionamenti esterni, per far affiorare la vera natura, il Sé.

Entrare in contatto, nell'integrazione armonica di movimento, suono e visione, con tale archetipo ha suscitato sensazioni fisiche, emozioni, bisogni, ricordi, intuizioni.

Quando viene “chiamato” il Guerriero non si fa attendere, si presenta, nelle diverse sembianze in accordo con la storia e la sensibilità di ciascuno, e sollecita un confronto, una risposta, un'assunzione di responsabilità.

Per qualcuno la risposta è stata la rabbia nei confronti di una situazione familiare vissuta come ingiusta, in cui ci si sente costretti a portare il peso delle fatiche di tutti a causa di una de-responsabilizzazione degli altri familiari.

Sottrarsi a questo giogo, liberarsi da tale catena comporta però, almeno in una prima fase, la possibile irritazione e squalifica da parte degli altri e relativi sensi di colpa e inadeguatezza; sono il prezzo da pagare per la libertà interiore.

Il Guerriero sollecita a tracciare il confine tra amore fermo, responsabile e timore del rifiuto, dell'abbandono emotivo, con conseguente atteggiamento di assecondamento a scapito del proprio benessere.

 

 

Qualcun altro, al termine del lavoro, si è sentito “svuotato”.

E' lecito ipotizzare, l'esperienza lo ha confermato, che il Guerriero abbia fatto “pulizia” di modalità di sentirsi che probabilmente non rispondono più a esigenze di evoluzione.

Il Guerriero non ha esitazione nel tagliare ciò che deve essere tagliato, nell'eliminare ciò che è necessario eliminare.

La volontà del Guerriero può essere interferita da attaccamenti a vecchi schemi, abitudini rassicuranti ma limitanti, dal vittimismo e dalla paura del cambiamento.

Qualcuno ha intravisto in lacrime inaspettate l'esigenza, a lungo accantonata, di dare voce ad un bisogno antico. Il bisogno di rivisitare una vecchia ferita mai completamente sanata; di mettere mano a una situazione generatrice di vissuti che chiedono di essere presi finalmente in carico; di ripristinare il fluire armonico della vitalità là dove era stato interrotto.

Qualcuno, ripercorrendo la storia personale, ha esplicitato come una malattia, evento di per sé indesiderabile, in realtà sia stata un'opportunità per accedere in modo più profondo alla dimensione spirituale, al senso sacro dell'esistenza.

L'esperienza nei gruppi è consistita in un “viaggio” personale, il viaggio di colei/colui che esce dal castello delle proprie difese per affrontare il “drago” delle paure e assumersi la responsabilità di incontrare la propria vera natura ed esprimerne le potenzialità:. il viaggio dell'eroe

Un viaggio vissuto sì in solitudine, ma non nell'isolamento.

E' stata infatti al contempo un'esperienza condivisa nel gruppo, in cui ognuno ha dato e ricevuto presenza, accoglienza e solidarietà.

 

Ciascuno ha “onorato” il proprio posto nel gruppo armonizzandosi, secondo le possibilità, con le esigenze e richieste di aiuto degli altri.