COME AFFRONTARE SENSI DI COLPA E DI

INADEGUATEZZA

 

A) CONTATTARE IL CORPO-MENTE

 

Permettersi di osservare, sentire, ascoltare le sensazioni fisiche, energetiche, le emozioni, le immagini, i pensieri, eventuali intuizioni.

 

Farlo come allenamento in contesti e tempi strutturati…

 

prepara a metterlo in atto “sul campo” ,

consente di “accorgersi”, di non agire reattivamente e inconsapevolmente,

aiuta a non cadere preda di sensazioni, emozioni e pensieri vissuti come totalizzanti, ingestibili,

ci fa fare l'esperienza che noi non siamo i nostri pensieri, le nostre emozioni, questi stazionano e ci attraversano ma non ci definiscono, né esauriscono.

 

Rimanere in contatto, senza fuggire via, per quel tanto che sia sufficiente al loro manifestarsi.

 

Un modo sottile per evitare un reale contatto è la pronta razionalizzazione: la mente per evitare o incasellare sensazioni ritenute sgradevoli o minacciose vuole dare un nome a ciò che il corpo sente, vuole interpretare, giustificare, giudicare, in una parola, controllare.

 

Ma è proprio il controllo che impedisce di accedere all'interiorità, “all'intelligenza emotiva”, alla radice del nostro essere, che, più che capita, è indispensabile sia intuita e sentita.

 

Le emozioni scrutate con gli occhi del giudice interiore che deve assolvere o condannare tendono a mimetizzarsi, a diventare “sfuocate”, ad essere manipolate.

 

Al contrario se l'osservazione è fatta con sincera disponibilità ad accogliere, accettare emozioni e sensazioni, qualsiasi esse siano, esse si rivelano e ci permettono di conoscerci, di riconciliarci con noi stessi e di recuperare le energie segregate, “vampirizzate” dai sensi di colpa e di inadeguatezza.

 

E' utile osservare i propri sensi di colpa e inadeguatezza come proiettati sullo schermo di un cinema, spettatori di un film che ci coinvolge ma non ci impedisce di distinguere i diversi ruoli, spettatore e attore.

Mentre osservo posso prendere una significativa distanza da pensieri, emozioni così da poter sentire di non essere questi e di accorgermi che l'identità di osservatore rimanda a qualcosa di più e di diverso; ciò favorisce anche la possibilità di non reagire in modo automatico agli stimoli e alle situazioni.

 

E' indispensabile poi, dopo aver osservato ciò che proviamo, lasciarlo andare, farlo fluire, non trattenere, non attaccarvisi.

 

Se i sensi di colpa e di inadeguatezza si sviluppano nel fertile terreno della sfiducia in sé, l'osservazione e l'accettazione del proprio mondo interiore sono un'importante affermazione di fiducia che innesca un reale processo di cambiamento.

 

Più l'ascolto, l'osservazione della realtà interna ed esterna evolvono e maggiore è la possibilità di scoprire la limitatezza del dogma”cogito ergo sum”: un'affermazione che privilegia il “cogito” a scapito del “sum”.

 

Il “sum”, sono, è molto più vasto e profondo e, paradossalmente, più semplice da percepire; occorrono però “occhi chiari”, non intorbiditi dalle illusioni dell'apparire, dell'avere, dall'eccesso del fare , e “mente vuota” da condizionamenti e pregiudizi.