IL SUONO DELL’ANIMA

Laboratorio tenuto in data 21/10/13 nel contesto della “Settimana della Cultura Psicologica” a Brescia, organizzata dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

L’anima, entità indefinibile in quanto all’origine della conoscenza, può tuttavia essere sentita, percepita.
Le modalità che abbiamo utilizzato per contattarla sono: movimento, suono e respiro, visione, strumenti da secoli proposti da tutte le tradizioni per avvicinarsi all’inconoscibile.

Abbiamo riproposto tali strumenti secondo il modello della Biotransenergetica sviluppato dal prof. Pier Luigi Lattuada e dalla dott. Marlene Silveira. Un modello che integra la medicina occidentale e orientale, la psicologia, in particolare umanistica e transpersonale, la filosofia perenne, le scoperte della fisica quantistica, lo sciamanesimo brasiliano.

Il suono, all’origine della comunicazione verbale, prima della parola, è l’espressione del bambino non ancora limitata, condizionata dai modelli parentali, culturali in cui è inserito, metafora del Sé, prima dell’incarnazione nell’ego, vibrazione dell’Essenza.

Il respiro è la bussola che ci riporta a casa quando l’eccesso di controllo del mentale ci ha condotto altrove, quando si è persa la centratura nel Sé. Non è un caso che quando siamo concentrati su qualche pensiero spesso la respirazione è limitata con apnee ripetute.


Il suono ha anche la funzione di sciogliere la corazza emotiva, cioè le emozioni trattenute, non espresse e, per tale ragione, non sempre riconosciute dal soggetto.

Il movimento è un’altra modalità importante per sintonizzarsi sulle frequenze dell’anima.
Mentre la parola a volte vela e confonde, la postura, il gesto svelano e mostrano; basti pensare alla comunicazione non verbale e alla preminenza della stessa su quella verbale per riconoscere l’autenticità di un messaggio.

E’ nell’integrazione di movimento, suono e respiro che può sorgere spontanea la visione, l’intuizione: un improvviso dischiudersi della consapevolezza che penetra là dove è impedito al razionale.


I venti partecipanti al laboratorio hanno condiviso tale esperienza con curiosità, disponibilità e un pizzico di coraggio, quella temerarietà che  contraddistingue coloro
che non si rassegnano nei recinti della tranquilla sopravvivenza, ma osano spiccare balzi verso il cielo e volteggiare nell’oceano della coscienza.

Ci si resi conto che intraprendere tale rotta comporta incontrare anche il proprio limite: un dolore muscolare, un blocco articolare, un’incapacità a emettere un suono, a dare voce a un’emozione che giace da tempo inespressa, la difficoltà a uscire dal controllo, dal giudizio.
Un limite che chiede di essere accettato, onorato, in quanto forse, è proprio quella difficoltà che costituisce un’opportunità per evolvere; la difficoltà è sì un limite, ma al contempo un confine e un alleato della nostra anima.

Grazie anche all’esperienza del toccare e riconoscere il limite sono emerse nella parte conclusiva della serata, e sono state condivise, sensazioni di energia, pace, perdono, gratitudine e visioni di luce.